tutte le immagini dei quadri, delle sculture ed i testi tratti dai libri dell’artista sono © di Max Loy


..."Il raggio verde è una luce visibile per brevi secondi nelle chiare serate estive, subito dopo il tramonto del sole.

In metafora è qualcos’altro di più significante, una luce interiore che va cercata lì dove ha dimora: nel silenzio.



raccolta di immagini, testi e pensieri di Max Loy ...

e di quant'altro attinente alla sua arte

.

..........................Informazioni personali......................... M A X . L O Y

La mia foto
Studio: via Abbi Pazienza 14 – C.A.P. 51100 Pistoia cell. 3389200157 mail - info@maxloy.com

In these paintings of mine there are two different elements: colour and shape, casualty and organization, intuition and recognition. Two different types of music combining melody and a countermelody evoking the marvel of a stereophonic listening.


ACCOMODATI, SEI IL BENVENUTO !

Introduzione alla Sua arte

Esposizione virtuale delle opere di Max Loy.

“E’ così: ogni azione e ancor più manifestamente quelle dettate dal sentimento, affondano le radici in una regione misteriosa dalla quale ogni gesto assume un significato trascendente che è caratteristico della figura dell’uomo: egli trascende se stesso, così le sue azioni sono allegorie, immanenza e trascendenza insieme.

Questo è un mistero grande, l’unico.”

data inizio blog: 8 ottobre 2009


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@book LA MIA STRADA

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domenica 4 luglio 2010

L'Astro solenne

"Lasciamo un uomo civilizzato durante la notte in una fitta foresta. Dopo poco tempo l'uomo moderno proverà le stesse sensazioni di un uomo di diecimila anni fa e reagirà come i suoi antenati: avrà paura. Cosa desidererà prima di tutto? Che sorga il sole! L'apparizione del sole elimina i terrori notturni, reali o immaginari. Il sole dispensa la luce, il calore, la vita, la bellezza. Supponiamo per un momento che questo uomo perda completamente la memoria e ridiventi un uomo primitivo.
Giorno dopo giorno, vedrà "salire il sole". Sera dopo sera, il sole "scenderà ", annunciando la paura notturna. Poco per volta l’aspetto fisico del fenomeno è sostituito dall’emozione che provoca. L’uomo primitivo vede levarsi il sole e la sua paura emotiva scompare. In seguito egli fa un accostamento tra la levata del sole e la scomparsa della paura. Il sole diventa una realtà vivente, una "persona" che dà la luce, il calore, la sicurezza. Il sole diventa un Dio, che l'uomo primitivo prega ed adora".

Pierre Daco

L'astro solare ha ispirato popoli, re, sacerdoti, pensatori, medici ed anche tanti artisti e poeti. Dante nel suo Paradiso descrive la potenza del sole che fa partecipe la terra delle virtù celesti: "Lo ministro maggior de la natura, che del valore del ciel lo mondo imprenta."


tratto da "Il sole. Simbologie e intuizioni antiche e moderne" Gaetana Camagni



Astro solenne

Simbolo di chiarezza e ordine

Meta suprema attinta dalle profondità

Frantuma il degenere e ricrea

Mariella Murgia

La fatica e la gioia dell'artista



Ciò che conta nell’intensità dell’arte sono la dedizione, la passione, l’entusiasmo, l’estasi ela fatica dell’artista.
“Si tratta – spiega Hillman - di un fuoco sacro per quello che si sta facendo – di una concentrazione intensiva, che ad alcuni, soprattutto a coloro che sono posseduti dai “valori della famiglia”, appare come un’ossessione, tanto da parlare dell’artista come di uno che non può fare a meno di lavorare, uno che è posseduto dal suo lavoro.
Diventiamo artisti soltanto quando proviamo altrettanta gioia nell’esercitarci che nell’eseguire…
Non è il vernissage nella galleria cha fa il pittore (anche se può essere determinante per la sua carriera): sono, piuttosto, le azioni ripetitive nello studio. Nel lavoro artigianale artistico c’è l’ultima traccia di una idea di disinteressata ripetitività che è anche una delle aspirazioni più alte dello Zen, della contemplazione mistica e della pratica religiosa, così come della pratica dell’arte e dello sport…
L’idea della ripetizione come essenza del mestiere...

sabato 3 luglio 2010

Presentazione

Sono vento
mi nutro di nubi
di pioggia
di rugiada

sono gabbiano
sfioro con le bianche ali
le spiagge dell’universo

sono fantasia
vado correndo
folletto buono
tra i sogni
del giorno e della notte

sono realtà
vivo abbarbicato
come un mugo
sul crinale del monte

sono sole
do tepore alle membra
intirizzite dalla paura


sono uomo...
.........vivo d’amore.

Terenzio Formenti

lunedì 28 giugno 2010

Bellezza



Libera
ciò che è nascosto

Mette
In vista
Ciò che è vero

La bellezza
Attraversa la verità.

Mariella Murgia

La bellezza


"Che cos'è la bellezza? E' la descrizione? E' una cosa visibile, le proporzioni, l'altezza, la profondità, le ombre? E' nell'ochio? E' all'esterno? Diciamo che là, all'esterno, c'è qualcosa di bellissimo, una splendida architettura, una meravigliosa cattedrale o un magnifico dipinto. O forse la bellezza è nell'occhio allenato ad osservare, a vedere che il brutto non è proporzionato, che non ha profondità nè stile? La bellezza è all'esterno, nell'occhio, oppure non ha nulla a che vedere nè con l'occhio nè con l'esterno?

La bellezza c'è quando noi non ci siamo.

Quando guardiamo siamo noi che guardiamo, che giudichiamo, che diciamo: "Che splendide proporzioni, che sobrietà, che profondità, che grandiosità". Siamo solo noi che guardiamo e che diamo valore. Ma quando noi non ci siamo, ecco la bellezza. Vogliamo esprimerci perchè l'espressione è appagamento, ma quando è presente la bellezza non la si può esprimere. C'è bellezza quando noi, in quanto esseri umani con tutti i nostri travagli, le nostre ansie, dolori e sofferenze, non ci siamo. Allora c'è bellezza.

La bellezza è rapimento,

è amore,

è valicare i nostri angusti confini e sentirci parte del Tutto.

Quando c'è la bellezza noi non ci siamo, i nostri pensieri non si muovono, siamo completamente assorbiti da qualcosa di totalmente originale, assolutamente non corrotto dall'umanità, di completamente vero.

Allora la vita assume un significato completamente diverso.

Non è mai superficiale, mai.
Se viviamo questo stato nient'altro importa.
J. Krishnamurti

lunedì 3 maggio 2010

Solo di Edgar Allan Poe



Solo, io gia' non ero
come gli altri erano, ne' vedevo
come gli altri vedevano.
Mai derivai da una comune fonte
le mie passioni - ne' mai,
da quella stessa, i miei aspri affanni.
Ne' il tripudio al mio cuore
io ridestavo in accordo con altri.
Tutto quello che amai, io l' amai da solo.
Allora - in quell' eta' - nell' alba
d' una procellosa vita - fu derivato
da ogni piu' oscuro abisso di bene e male
il mistero che ancora m' avvince -
dai torrenti e dalle sorgenti -
dalla rossa roccia dei monti -
dal sole che d' intorno mi ruotava
nelle sue dorate tinte autunnali -
dal celeste baleno
che daccanto mi guizzava -
dal tuono e dalla tempesta -
e dalla nuvola che forma assumeva
(mentre era azzurro tutto l' altro cielo)
d' un demone alla mia vista -

La lettura di un'opera d'arte


L'arte possiede un linguaggio universale che le permette di raggiungere il suo scopo comunicativo indipendentemente dal livello di competenza artistica del fruitore. Tale conoscenza però si ferma solamente al livello emotivo se non si conoscono adeguate metodologie di lettura che portano all'acquisizione della piena consapevolezza del valore dell'opera che si sta osservando. La lettura di un'opera è un percorso, e come tale ha delle tappe.

Una di queste è l'analisi della tecnica pittorica utilizzata e quindi i materiali con cui l'opera è stata realizzata è un importante fattore di comprensione ed inquadramento dell'opera visuale.


Una analisi di tipo tecnico condurrà alla valutazione di elementi come le dimensioni, il supporto, le tecniche adottate e il medium utilizzato per la trasmissione del messaggio, - se si tratta cioè di un olio su tela, un affresco, di un acquerello, etc…

Inoltre interpretare la simbologia contenuta all'interno dell'opera e riconoscere le modalità secondo le quali l’artista ha utilizzato i modi di rappresentazione e l'organizzazione spaziale delle immagini serve per meglio giungere al significato dell'opera e analizzarla poi criticamente.

domenica 2 maggio 2010

l'arte astratta



Scrive Wittgenstein: «Non pensare che sia cosa ovvia il fatto che i quadri e le narrazioni fantastiche ci procurano piacere, tengono occupata la nostra mente; anzi, si tratta di un fatto fuori dell’ordinario. Infatti il carattere logico della proposizione in quanto immagine è dato dal suo essere ‘rappresentazione’ di qualcosa, ossia dal suo rinviare a qualcosa d’altro da sé. Perciò le sue riflessioni sull’immagine si riferiscono non all’immagine come ‘copia’ della realtà, bensì all’immagine intesa appunto come ‘icona’.

Nell’opera d’arte qualcosa è rappresentato e si offre alla vista, ma qualche altra cosa nello stesso tempo ci guarda, ci ri-guarda. Nella visibilità del quadro è in opera qualcosa che non si lascia cogliere e che, come l’oblio, resta sempre altro rispetto a ciò che possiamo ricordare.

L’arte astratta fa appello all’occhio spirituale, ossia allo sguardo, e ciò comporta il rifiuto della tradizionale distinzione soggetto-oggetto, dal momento che l’oggetto è in tale prospettiva un soggetto che ci cattura proprio mentre lo guardiamo.
L’astrattezza del segno, la sua non-rappresentatività, è quindi la manifestazione della sua «risonanza interiore», ossia della sua «spiritualità».

Già la mistica tedesca medievale affermava, con Meister Eckart, che, come Dio agisce al di là del mondo dell’essere, così l’anima, che è in grado di rappresentarsi le cose che non sono presenti, opera nel non-essere; un’analoga operazione compie il pittore astratto, che nientifica il mondo naturale delle cose, dando vita a un mondo di entità non-oggettive, inesistenti e tuttavia reali.

tratto da “Icona e arte astratta”
di Giuseppe Di Giacomo




Mostra permanente a Villa de’fiori, Pistoia





Come si possa inserire un quadro d’arte moderna in un ambiente familiare, lo si può vedere a Villa de’ fiori, dove sono esposti in permanenza diversi quadri di Max Loy. Questo artista lo trovi facilmente nel suo studio in città, in via Abbi Pazienza, circondato sempre da cataste di tele e pannelli con un unico piccolo spazio che dedica a sé per dipingere. Dice di essere entrato nella seconda fase del proprio lavoro, quella aperta verso l’astratto, e non certo per moda, piuttosto per tener dietro con la “semantica dei segni e del colore” ai suggerimenti razionali, ma soprattutto emotivi del cervello. Ecco perché tutti i suoi quadri attuali si possono intitolare “Dextra et sinistra pars mentis”, una formula che ha preso come etichetta.


Max Loy era prima un figurativo che guardava molto alla forma che sapeva ormai dominare fin troppo bene. “Ma” confessa lui stesso “avevo esaurito ogni stimolo, per cui ho voltato pagina. Dal nuovo millennio, proprio dall’anno 2000, ascolto il fraseggio nascosto delle emozioni con atteggiamento passivo e spontanea contemplazione come quando ascolto la musica. I miei quadri” spiega “li concepisco come finestre aperte sull’inconscio di ciascuno dove ognuno possa trovarvi la propria personale fantasia, i propri sogni, ricreati nel loro mistero”.
Ma la sua non è arte istintiva appunto perché è sorvegliata dalla ragione. Lo si vede dagli equilibri cromatici e dai segni grafici che uniscono le varie parti del quadro quel tanto che basta. Perfino i forti contrasti convivono armonicamente, mentre il disegno si fa sottile e sotteso pentagramma su cui danzano percezioni come note di sinfonie novecentesche. Il ritmo è appunto un’altra conquista di Loy: “..la vita è ritmo..” osserva “…lo è tutto il creato.” Per cui la pittura che voglia rappresentarli non può non esprimere questa musicalità che è voce di vita quotidiana ed ancor più eco dell’anima universale.
Cosicché non sorprende la sua partecipazione a due appuntamenti della scorsa edizione “Suoni e riflessi”, promossa dal Comune di Firenze il giorno 4 novembre e il 2 dicembre alla sala Vanni della chiesa del Carmine.

Paolo Gestri





domenica 28 febbraio 2010

INCANTI



INCANTI


Il sole filtra dall’alto tra rami di alberi cresciuti in riva, il mare calmo satura la coscienza d’azzurro, l’udito coglie i rumori sottili, il brusio della vita, l’umore maturo di una stagione profumata d’aria e di fiori… pace che rende incerti i confini dello spartiacque tra i mondi.

Chiudo gli occhi sazi di colori e di bellezza.

Custodisco l’eredità di una storia, contenuto, essenza….. visione.

Non dormirò, sono certo, mai varco del tutto la soglia dell’incoscienza, ma entrerò nel mio sonno leggero che allunga il guinzaglio di un metro alla mia fantasia, quel metro che basta al mio riposo.

Ecco, mi culla il suono dell’acqua e un sommesso stormire di fronde: nulla di più soave del soffio del vento che viene dal mare e chissà da quali infinite distanze… Non c’è invito a partire più dolce, all’abbandono di sé, all’oblio…

La mia storia senza luogo e senza tempo, ha la trasparenza dell’acqua, somiglia a questo mare che abbraccia tutte le terre, non ha inizio, non ha fine e non ha memoria: è flusso, corrente di fiume.

È gioco.

Il gioco di Dio.

Abito i miei quadri, coltivo i miei giardini, amo passeggiare in queste regioni che si espandono in ogni direzione, ad ogni passo che faccio.

Inseguo gli orizzonti in cerca di bellezza e, del mio passaggio, resta diafana e iridescente traccia nell’aria, pulviscolo di stelle, scia di comete come strada lastricata di madreperla colorata.

Invito chi ha sentimento a condividere gli incanti, mi comporto da dio, regalo paradisi.

Fuori da queste stanze sento rumori di guerre, da una civiltà in fuga verso il buio si alzano bagliori rossi e urla di sirene.

Se il mondo è altra cosa, segua la sua stella livida e caduca.

La scena di questo mondo passa, il mio sogno resta.

La mia strada si allunga come sottilissimo filo di seta avvolto in inestricabile matassa, satura tutto lo spazio disponibile della mia mente estendendo propaggini nel contiguo spazio virtuale dell’anima: chilometri incommensurabili, accumulati senza muovere un passo fuori di me.

Sarà la strada giusta?

Un fantasma mi accompagna, un’inquietudine, un dubbio.

Risuonano come campane le voci dell’immenso coro sinfonico del mio tempo malato, affaticato dal disordine….. ma io non metto piede negli ospedali, ho grande rispetto per chi è impegnato a ristrutturare la casa in rovina, ma penso che, necessariamente, alla fine di tutta questa improba fatica, si affaccerà sfinito sul mio orizzonte dove tutto era da sempre come doveva essere: bello, armonico e significante.

Forse Dio mi rinfaccerà di non essermi sporcato le mani?....e a che sarebbe servito?

La Sua porta era aperta… c’era luce…ed io sono entrato…

…..senza richiuderla alle mie spalle.



mercoledì 20 gennaio 2010

il Maestrale - dal libro "Costa dei fiori"



...in coincidenza con questa straordinaria novità anche il tempo è radicalmente cambiato e nel giro di pochi minuti si è dissolta l’afa, come se si fosse aperta una finestra.

Ero a letto per due minuti di break, dopo aver mangiato troppo per la capienza ridotta del mio stomaco, chiuso per lo stress dell’incontro e della partenza.

Stavo con gli occhi al soffitto contemplando il nulla della parete bianca, il lampadario e la finestra, in attesa di ricuperare quel po’ di energia utile per finire il carico delle ultime cose.

La tenda pendeva immobile per mancanza d’aria.

Poi è entrato un soffio leggero e l’ha smossa, subito dopo ho udito frusciare le foglie nel giardino e la tenda s’è gonfiata, ha lambito la sponda del letto e si è aperta per l’impeto del vento:


era entrato il Maestrale.

Nostalgia - dal libro "Costa dei fiori"




Sento il profumo della Sardegna, quell’odore aspro e amaro di erbe e cespugli che si fonde con lo iodio delle alghe e la salsedine marina, profumo di spazi aperti e di grandi silenzi, il profumo di un’isola.

Capo Spartivento, ultimo baluardo che serra l’ampio arco delle dorate spiagge di Chia, uniche al mondo per bellezza e uniche nella mia memoria.
Ho lasciato alle spalle l’insenatura di cala Cipolla, ancora vociante degli ultimi turisti, e mi sto addentrando in quel sentiero tortuoso e sconnesso che solo i temerari tentano su un fuori strada. Anche camminando a piedi è necessario tenere gli occhi a terra per non inciampare nelle pietre o slogarsi una caviglia nei solchi che l’acqua ha scavato nella terra.
In questo silenzio animato della natura, riascolto il rumore familiare dei passi che son ricordo di un mondo passato in cui si andava a piedi su strade ancora sterrate, ricordi d’infanzia, di cinquant’anni fa.
La strada è affaticante per il caldo.
Sotto il mare rumoreggia irrompendo con grandi onde tra gli scogli e la luce rende festoso questo spettacolo grandioso. Poi la strada aggira un’altura ed il rombo del mare lentamente si affievolisce ed infine scompare, il silenzio diventa grande e mi rende consapevole dei piccoli rumori: lo scricchiolio di un arbusto secco al passaggio furtivo di una lucertola, il ronzio di un’ape a mezz’aria.
Ho infilato la penna in un passante dei pantaloni e tengo in mano il quaderno. Ogni tre passi mi fermo e scrivo qualcosa con stile telegrafico, in codice, per far presto a registrare dettagli e pensieri che altrimenti subito si dimenticano.
A leggerle di seguito sembrano il farneticare di un pazzo:
cisto-passi-gente-stop-onde-aria-caldo-ronzio……
E' la traccia della strada fatta, metro per metro.

È già l’una, sto scrivendo col quaderno appoggiato al parapetto del faro, cento metri ”alti” sul livello del mare, salterò il pranzo e mi godrò in pace, senza urgenze, questi momenti di astratta densità, ricapitolando sull’orizzonte, l’itinerario spirituale di questa lunga estate, come mi sono prefisso.
Era necessario fare quest'ora per essere certi di non incontrare anima viva e sentirsi completamente e splendidamente soli.
Questi appuntamenti amorosi chiedono privacy.
So bene che l’ispirazione non viene a comando, però mi accorgo di un'urgenza per un problema che ho sottovalutato: qui non esiste un filo d’ombra.
Faccio un sopralluogo, apro un cancello arrugginito ed entro nel cortile dell’edificio. L’ombra è a ridosso del muro, ma non c’è un sasso per sedersi e all’interno del faro non si può accedere, le porte in ferro sono sprangate.
Rinuncio alla speranza dell'ombra.
Ma ecco che un sentimento mi invade mentre osservo le pietre di questo edificio che sta andando lentamente in rovina. il Tempo sta trasformando la banalità in suggestione e la suggestione in metafora delegata a demandare ad altro e su questa strada a seguire giù, giù, la lunga teoria delle assonanze e delle implicazioni i miei pensieri sprofondano nel mare come catena trascinata a fondo dal peso di un’antica ancora di nave e ritrovano nel buio di questa profondità il sentimento che andavo cercando in superficie, in alto, nella piena luce di questo luogo dimenticato, quel sentimento che ben conosce la gente di mare che ha passato la vita a guardare lontano, sull’orizzonte, l’azzurro confine di questo azzurro pianeta che chiamiamo terra, e invece è pieno di mare: il suo nome è un destino

NOSTALGIA



Vuoi venire a pesca con me? - da "Costa dei fiori"



Sono al Flamingo, oggi sono venuto anche prima del solito, sono solo le 20,30. A quest’ora la gente è tutta all’interno della grande sala del ristorante e dove sono io, all’esterno, non c’è anima viva e c’è un silenzio che non conoscevo in questo posto.

Dietro ai vetri ci sarà il solito brusio, anzi il vero e proprio chiasso che possono fare trecento persone a tavola, ma non mi riguarda: dalla mia postazione li osservo in vetrina, come in un film.

Ma il tempo passa e quest’incantesimo s’interrompe. Anche questa sera è di scena Manuel, il pirata, che in attesa del pubblico del dopocena, accende le sue basi musicali che fanno da preambolo alla sua performance.

Mi ha chiesto ”vuoi venire a pesca con me?”. Ogni tanto qualcuno mi cerca, sulle prime faccio una certa simpatia, poi, quando apro bocca ….

Si è comprato una barca, credo abbastanza grande, e quando non riposa per recuperare il sonno che perde di notte, esce in mare come faccio io.

”Pescare” penso, mi piacerebbe, ma non ho esperienza e provo avversione per i risvolti crudi della cosa, come l’indifferenza per l’agonia di un essere vivente e per quelli schifosi come lo sbudellamento. Per il resto mi piace, cioè, se allo stare in mare posso aggiungere uno scopo, questo mi fa piacere: sono nello spirito giusto? credo di no, e allora declino l’invito per non trovarmi a disagio. Considero anche che mi imbarazza trattenermi per più di mezzora con chiunque al mondo: o mi sposo il partner o lo evito, non conosco vie di mezzo.

A prescindere - da "Costa dei fiori"




Mentre mi astraggo in questi cervellotici pensieri esistenziali cercando impossibili risposte, il mondo mi frulla intorno con il solito carnevale.
Dopo un po’ però me ne accorgo e mi prendo la prima incazzatura della serata: vedo tre bambini che corrono intorno ai quadri giocando a fare cucù con il genitore scemo.
Visto che lavoro così bene con la mia, cerco di capire come funziona la testa degli altri: ma come diavolo gli viene in mente!
Ora mi alzo e gli faccio una parte: ma è mai possibile!

Cambiano gli attori, ora sono due gemelline sui sette anni, che graziose!, sono vestite uguali, fanno passi di danza, sanno fare anche la ruota, ma che brave…però perché non si spostano un po’ più in là? Perché sempre sui miei quadri?!

In prima serata, appena allestita la mostra, s’è creato un lusinghiero capannello di gente, una decina di persone s’è radunata nell’esiguo spazio tra i cavalletti schierati e la piscina e, ovviamente, ha stuzzicato la curiosità di altri che si sono mossi da lontano per vedere quello che avrebbero potuto gustarsi molto di più in qualsiasi altro momento.
Dovrei pagare qualcuno che mi regga il gioco tutte le sere: sono stati cinque minuti di gloria, molto fumo, ma poco arrosto: come sono venuti, così se ne sono andati.
Amori effimeri ed effimere felicità: sfila il carnevale, mettiamoci la maschera della serena indifferenza.
In cinque minuti si è bruciata la serata, tutta la curiosità si è consumata in una fiammata, ha fatto luce e si è subito spenta. Ora potrei anche sbaraccare tutto e andarmene a dormire ma…. Ma non si sa mai e quindi…. sono fregato.
Intanto le zanzarine mi disturbano, mi svolazzano sulla testa dove ho i ricettori, ronzano nelle orecchie e non ne parliamo, mi passano davanti agli occhi, mi toccano qua e là per farmi innervosire, per farmi agitare cosi mi accaldo e sono più buono da mangiare.
Suona il pirata, ma questa sera è partito bene, fa buona musica, s’è messo una mano sulla coscienza, speriamo continui così.
Sono ormai due mesi che non perdo un colpo: come motore funziono bene, una sera di qua e una di là, mi sono sdoppiato, sono presente su due palcoscenici in contemporanea…..ma chi sono?!
Quanta pazienza serve nella vita….quanta ne chiede la gente…. Vedo ripetersi ogni volta gli stessi comportamenti e posso fare le statistiche: gli inglesi sono a quel modo, i francesi a quell’altro, i russi sono così, i tedeschi cosà, poi ci sono gli italiani che si suddividono nelle sottospecie dei milanesi, dei romani, veneti, toscani, napoletani….tutti con le specifiche caratteristiche comportamentali, fanno e dicono cose scontate in partenza. Mi fanno perdere tempo e non comprano niente.
Poi ogni tanto arriva uno deciso: vuole quel quadro per i motivi che sa lui, quanto costa? Paga e se lo porta via. Neanche mi lascia il tempo di un commento, non riesco neppure a dire grazie che è già fuori tiro.
C’è soddisfazione a vendere in questo modo?
Ormai sono diverse sere che salto il mio spettacolino dell’artista all’opera. Era un gran traffico e alla fine non ho potuto nemmeno capire quanto servisse a promuovere la vendita.
Penso che le cose vadano come devono andare, a prescindere.
Tra qualche giorno comincerò a portare via un po’ di roba che non utilizzo più come il riflettore, i pannelli vuoti, i cavi elettrici, la mia cassetta dei colori…
Comincio a respirare aria di partenza annunciata dal cambio di stagione, aria di fine estate.
Non saprei neanche dire cosa è cambiato da un giorno all’altro, forse c’è meno aspettativa, meno frenesia di fare cose, meno eccitazione, forse c’è meno gente, ma non è un’evidenza, è solo una sensazione.
Attraversando la hall passo davanti ad un grande specchio. Allora mi volto e mi sorprendo del mio aspetto. Nella mente ho un’idea alquanto astratta di me, non mi configuro, né mi attribuisco una fisionomia o un’età. Quando mi vedo è sempre una rivelazione.




In arte è così - Da "Costa dei fiori"


La sera sono al Flamingo: è una specie di gioco a pari e dispari.


Il Flamingo è dispari.

Costa dei fiori è pari

Qualcosa da obiettare?


Come sempre vedo facce nuove e facce che conosco.

Dico per dire, perché in verità non capisco più niente, troppa gente.


Questo dire basta e chiudere le porte fa parte di una sindrome complessa che investe vari campi. Ci leggo il desiderio di stabilirmi nelle posizioni raggiunte e di segnare l’orizzonte del mio campo visivo con la consapevolezza d’avere accumulato materiale sufficiente per finire il mio quadro.

Non s’invecchia di colpo, ma attraverso tante stazioni: se questa è una, è la benvenuta.

Quando dipingo ho sempre la possibilità di rinventare il quadro, in qualsiasi momento posso aggiungere o togliere qualcosa, ma a un certo punto devo dire basta, devo espormi al rischio di dire la mia in quel contesto, sviluppando quelle premesse e quei presupposti se no, non finirei mai e non basterebbe tutta la vita per realizzare una sola opera.

Mi sono sempre chiesto quante informazioni, quante esperienze, quanto pensiero, quanto tempo, quanta acqua dovesse passare sotto il ponte prima di poter diventare me stesso.

Certo non si finisce mai di crescere, questo è vero, però, a Dio piacendo, avrei il desiderio di consegnare la mia vita come opera finita e, a voler essere magnifici, rifinita. E allora comincio a farmi i conti in tasca: quanto tempo mi resta? Se non sono eterno, conoscendo la complessità della fase finale di un quadro, stimo che è ora di fermarmi, rinunciare all’inventario delle possibilità di ulteriori sviluppi, allontanarmi di tre passi per riordinare le idee e fare unità di tutto, con coerenza e con bellezza.


In arte è così: si termina un quadro ...e poi se ne inizia uno nuovo.