tutte le immagini dei quadri, delle sculture ed i testi tratti dai libri dell’artista sono © di Max Loy


..."Il raggio verde è una luce visibile per brevi secondi nelle chiare serate estive, subito dopo il tramonto del sole.

In metafora è qualcos’altro di più significante, una luce interiore che va cercata lì dove ha dimora: nel silenzio.



raccolta di immagini, testi e pensieri di Max Loy ...

e di quant'altro attinente alla sua arte

.

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Studio: via Abbi Pazienza 14 – C.A.P. 51100 Pistoia cell. 3389200157 mail - info@maxloy.com

In these paintings of mine there are two different elements: colour and shape, casualty and organization, intuition and recognition. Two different types of music combining melody and a countermelody evoking the marvel of a stereophonic listening.


ACCOMODATI, SEI IL BENVENUTO !

Introduzione alla Sua arte

Esposizione virtuale delle opere di Max Loy.

“E’ così: ogni azione e ancor più manifestamente quelle dettate dal sentimento, affondano le radici in una regione misteriosa dalla quale ogni gesto assume un significato trascendente che è caratteristico della figura dell’uomo: egli trascende se stesso, così le sue azioni sono allegorie, immanenza e trascendenza insieme.

Questo è un mistero grande, l’unico.”

data inizio blog: 8 ottobre 2009


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martedì 11 settembre 2012

Piccolo saggio sulla Pittura - PARTE PRIMA - continua (10)

Un itinerario per trasformare le idee in fatti:
premesse e
fasi di costruzione di un quadro
1996



Il mondo delle idee

La piattaforma alla quale fa riferimento ogni linguaggio è il mondo dei concetti, un universo essenzialmente astratto ed elementare dal quale tuttavia facciamo derivare i connotati dell’intera realtà.


Il concetto è situato al vertice o alla base di una costruzione logica percorribile nei due sensi. E’ possibile perciò discernere o risalire da un’astrazione logica all’interno di mille varianti ad essa collegate e da lì ritornare al concetto unitario.
Queste passeggiate fanno molto bene alla salute mentale, stimolano l’intuizione e la creatività e sono indispensabili per arrivare alla valutazione globale di una situazione.
Il concetto è una formidabile sintesi che viene concepita in termini quasi paradossali: il massimo della semplicità spiega il massimo della complessità.
I concetti sono il nostro modo di abbracciare tutta la creazione con uno sguardo e a loro volta derivano da un unico centro metafisico che chiamiamo l’uno, il tutto, il motore immobile, l’Amore ... Dio.
All’interno di questo schema logico-deduttivo ci si può muovere con grande libertà ed è possibile intraprendere ogni cosa nel modo opportuno e direi quasi con competenza.
Intendo dire che se si contempla la regola, l’universale, l’elementare, ci si può calare con la sicurezza in ogni diversa situazione particolare.
Faccio solo un esempio.
Stabiliamo una sorgente luminosa allineata su un orizzonte dove disegneremo anche un rettangolo.
Ora, abbiate pazienza ma devo essere pignolo, se la sorgente luminosa sarà appena più ampia dello spessore del rettangolo, che immaginiamo di cartone bianco, potremo essere certi che entrambe le facce saranno illuminate da una fioca ma nitida luce radente che evidenzierà ogni asperità della superficie, proiettando ombre esageratamente lunghe, così come lo spessore del cartone allungherà la sua ombra lineare dietro di sé.

Ci sarebbero molte altre osservazioni da fare per descrivere questo semplice esperimento ed è questo il motivo per cui non ritengo possibile abbordare gli argomenti da questo versante.
Comunque tentate di visualizzare questo rettangolo posto in questa posizione e così illuminato. Ora, immaginatelo in rotazione su se stesso (mi viene già la noia). Vedrete la faccia illuminata nel rettangolo in scorcio aumentare la sua luminosità, fino a raggiungere la sua massima intensità quando si venga a determinare l’angolo di rifrazione della sorgente luminosa rispetto all’osservatore, per poi decrescere insensibilmente fino ad azzerarsi al comparire della faccia in ombra del rettangolo in rotazione.
E’ noioso, ma è più o meno la verità. Questo esperimento comunque si avvicina bene all’idea di concetto. Infatti, se memorizzate e comprendete come incide la luce su di un piano in rotazione, siete in grado di elaborare matematicamente l’illuminazione e quindi l’aspetto di tutte le possibili strutture piane o solide che descrivono la realtà.
Questo solo per dire che i concetti servono. 

 Ma c’è un altro sistema che funziona altrettanto bene e forse è anche il più semplice ed immediato: l’osservazione diretta o attraverso documenti fotografici. L’osservazione e la concettualizzazione, l’analisi e la sintesi, sono le due gambe che vi porteranno lontano.

martedì 3 luglio 2012

L’opera delle nostre mani




La mente umana compie un’attività continua di modellazione, producendo schemi per comprendere e spiegare quello che viene percepito dai sensi. Attraverso la modellazione e la trasformazione della realtà l’uomo è riuscito a soddisfare le sue esigenze primarie, assicurando la la sua vita e così la sua evoluzione, sino ad esprimere simboli dell’invisibile. La scultura è (nel senso moderno del termine) l'arte di dare forma ad un oggetto partendo da un materiale grezzo o assemblando diversi materiali..


Fra i materiali che consentono la creazione di manufatti uno dei più comuni, più diffusi e più antichi è l'argilla. La conoscenza dell'argilla e delle sue capacità plastiche probabilmente è avvenuta del tutto casualmente.
In questa lavorazione, che in taluni casi è una vera e propria forma d’arte, tutte e due le mani lavorano insieme armoniosamente, sperimentano la massa umida e fredda. Richiamando le forze costruttive e formative che pian, piano danno forma ad un’opera a tre dimensioni.
Impastare, modellare, richiama l’atto divino del creare: far nascere dal nulla, da materia grezza con un atto libero e sapiente determinando le qualità della cosa creata.


La creta viene dalla terra, dal fiume: può essere toccata, impastata, sollevata, formata. Appare, da cruda, come una massa plastica di colore diverso a seconda dei minerali e degli ossidi da essa contenuti e deve essere ben impastata prima della modellazione al tornio in modo da eliminare tutti gli eventuali vuoti d'aria e renderla compatta. L’impastamento è un gesto antico, paziente, accurato, vigile, che fa pregustare la nascita del opera creata, del manufatto.

lunedì 2 luglio 2012

Sinderesi e rimorso



La sinderesi, è il discernimento morale che permette all'uomo di avere autocoscienza, esame di sè, conoscenza innata del bene e del male, e quindi capacità di distinguere spontaneamente il bene dal male, capacità di dirigersi verso ciò che conserva, al bene che lo favorisce, conseguendo l'autoconservazione.

Dalla sinderesi dipende quindi la capacità dell'uomo di desiderare il bene e di provare rimorso per il male compiuto.




Il rimorso

Ho commesso il peggiore dei peccati
che un uomo possa commettere. Non sono stato
felice. Mi travolgano e mi disperdano,
spietati, i ghiacci dell'oblio. I miei
mi avevano creato per il gioco
azzardato e stupendo della vita,
per la terra, per l'acqua, l'aria e il fuoco.
Li ho delusi. Non si compì la loro
giovane volontà. Non fui felice.
Mi applicai alle caparbie simmetrie
dell'arte, che consegna vacuità.
Ereditai audacia. Non fui audace.
Non mi abbandona. Mi sta sempre accanto
l'ombra d'essere stato un disgraziato.

di Jorge Luis Borges 


lunedì 25 giugno 2012

Un accenno di storia dell'Arte


Dal 1900 invece si è assistito ad un progressivo processo di smembramento delle opere d'arte unitarie che ancora esistevano. Si afferma così la concezione che, nella sua tendenza verso tutto ciò che è frammentario, accetta come presupposto questa tarda e innaturale scissione delle arti, dividendo anche ciò che è indivisibile: il contenuto dalla forma.

Quello che dovranno poi purtroppo sperimentare su larga scala gli uomini.

Una prima opposizione contro l'isolamento delle arti si poteva notare nella nostalgia che il romanticismo ebbe per l'opera d'arte unitaria, nostalgia che non servì però a riportarla in vita.



Nel campo della pittura e della scultura perciò si assiste nel '900 ad un ampliarsi e ad uno spostarsi dei propri confini verso altri campi. La natura, le macchine, i mezzi di locomozione. Avviene che i confini fra la bellezza di una pratica realizzazione tecnica e la bellezza sempre trascendentale dell'arte si confondono. I confini, con i prodotti semplici e puri dei primitivi e degli inesperti, dei fanciulli, divengono fluidi. Ciò accade proprio perché si attribuisce allo spirito originario, che si ritiene possa ancora esistere in tali individui, la capacità di creare qualche cosa di più perfetto e di più bello di quanto non venga creato dall’individuo colto, nel quale lo spirito originario si mostra invece già deformato.
Nel dividere ciò che costituisce l'unità, essa precipita nella pura costruzione, nella fotografia, nel sogno.



Nei tempi moderni la pittura è la più sfrenata di tutte le arti. Liberata da vincoli di compiti ufficiali per i quali essa creava, liberata dai temi obbligati che le venivano offerti e creando solo per sè o per l'anonimità dell'Esposizione, essa è minacciata dalla casualità.(k. Jaspers). Inoltre, nello stesso colore scatenato, dove esso non sia più equilibrato da contrappesi plastici e architettonici, esiste un elemento informe e caotico.



Il pittore moderno è il più compromesso fra gli artisti. E' vero che i grandi pittori dell'epoca moderna sono indubbiamente spiriti profondi, ma in nessuna specie artistica il demoniaco penetra così profondamente, l'abbandono è così grande e così grande è il pericolo di ciarlataneria.

"Gli altari in rovina sono abitati dai demoni"
(E. Junger , Blatter una Steine)


Liberamente tratto dal libro "La perdita del centro" di Sedlmayr H.


richiamo: http://maxloy-itaca.blogspot.it/2011/10/lettera-aperta.html

La Sapienza





E’ la sapienza che ha radici profonde, non nella testa, ma nel cuore, quella sapienza che permette di vedere, conoscere e riconoscere ogni cosa con occhi nuovi. Occhi acuti, per le cose che contano, e occhi miopi per tutto ciò che ci allontana dalla nostra Fonte.




E’ la capacità di attribuire il giusto valore a ogni realtà e di superare le paure, accostando la nostra fragilità all’origine dell’Essere.





E’ la libertà del cuore e la fiducia dell’essere creato.

E’ saper considerare con chiarezza e profondità il limite e la sofferenza della vita umana alla luce della fiducia incrollabile nell’infinitamente buono e inimmaginabilmente bello.



sabato 23 giugno 2012

L’irrequietezza dell’andare incontro all’ignoto


né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né 'debito amore
lo qual dovea Penelope far lieta,
vincer potero dentro a me l'ardore
ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,
e de li vizi umani e del valore;
ma misi me per l'alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fiú diserto.

Dante (Inferno, XXVI, 94 - 102



Ulisse incarna la concezione laica e audace del mondo antico e insieme il modo nuovo di pensare.
All'interno della dimensione allegorica del viaggio, Ulisse è colpevole per aver infranto un divieto, col proprio folle ardimento. La superbia di aver voluto raggiungere l’ignoto, l’oltre solo con le proprie forze. Il suo desiderio di conoscenza è in contraddizione con la sua natura umana finita. L’aspirazione del cuore si scontra con il limite, ma il limite non può essere l’ultima parola. 


Oggi più che mai è urgente perciò far chiarezza sulla domanda “chi è l’uomo”. L’urgenza proviene dalla  perdita di senso e del valore  dell’uomo, causate dalla rivoluzione culturale degli ultimi anni. E la conoscenza e la comprensione dell’uomo non è possibile raggiungerle rimanendo nell’ambito delle scienze naturali senza una grave  riduzione connotata da frammentarietà e “dis-organicità”. Essa infatti, ci ha disegnato un'immagine in cui è cancellato ogni segno di quell'eccelsa dignità che gli nasce dall'essere immagine di Dio.


L’Uomo è colui che sa accettare e vivere la relazione di filiazione con Dio Padre e, in conseguenza di ciò, sa  vivere il rapporto di fraternità con gli uomini in Dio e in lui stesso.
Ecco allora che solo nell’uomo di fede si può trovare la risposta. Il viaggio verso il luogo ignoto è realizzato nel rispetto delle proprie capacità e perciò in assenza di contraddizione con sé stesso. Questo andare che è mosso dal desiderio umano di innalzarsi, di superarsi, di oltrepassare la ragione, di ardere di passione e di vita, si persegue nella concezione teologica dell’essere umano.

domenica 3 giugno 2012

Il girasole


La corolla giallo ocra; lo stelo forte e robusto, che può raggiungere e superare anche i due metri di altezza, fanno del girasole un fiore vitale, che sprigiona forza e potenza, ma che si contraddistingue per la sua semplicità disarmante, tanto da essere uno dei fiori più amati della bella stagione.





Il capo inclinato del girasole segue sempre il nostro grande astro, dal suo sorgere per tutto il corso della giornata, da est a ovest, per ritornare a est alla sera.


L’eliotropismo di questo fiore rimanda a un’antica leggenda, influenzata dalla mitologia greca: la vicenda successa alla ninfa Clizia. Questa dea minore era innamorata non ricambiata di Apollo, il dio del sole, e stava seduta e lo fissava dall’alba al tramonto. Per magia, il corpo di Clizia fu trasformato in un girasole che continuò a voltarsi sempre verso il sole. 

In riferimento a questa immagine il girasole diventa simbolo di costanza e di fedeltà assoluta, oppure di adorazione.


Così, nel mondo spirituale il girasole è metafora dell’amore divino e dell’anima che rivolge continuamente a Dio i propri pensieri e sentimenti, perciò è anche simbolo della preghiera. Per il suo continuo rivolgersi al sole, esso rappresenta la venerazione, per altri invece indica riconoscenza verso colui che ci permette di vivere. 

Il sorgere e il tramonto rinnovati quotidianamente sono una perenne rappresentazione simbolica della resurrezione, e poiché il sole rischiara tutte le cose con la stessa luce, assume anche un simbolo di giustizia.




Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
é dunque la ventura delle venture.
.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
.
(da Ossi di Seppia di Eugenio Montale)

mercoledì 30 maggio 2012

L'artista


«L’artista esprime le leggi del mondo 

– la sua bellezza e il suo orrore, 


la sua umanità e la sua ferocia, 


la sua infinità e la sua limitatezza – 


creando l’immagine artistica che è uno strumento sui generis 

per cogliere l’assoluto. 


Per mezzo dell’immagine si mantiene la percezione dell’infinito 

dove esso viene espresso attraverso le limitazioni: 



lo spirituale attraverso il materiale, 



lo sconfinato grazie ai confini». 


Andrej Tarkovskij

martedì 29 maggio 2012

Piccolo saggio sulla Pittura - PARTE PRIMA - continua (9) ...

Un itinerario per trasformare le idee in fatti:
premesse e
fasi di costruzione di un quadro
1996


C'è un altro grande motivo di scoraggiamento ed è la perdita del senso di quello che stiamo facendo. Per uscire da questa trappola ci sono tre vie convergenti. La prima di queste è quella di farci portare in braccio dal miracolo di un'intuizione improvvisa, che rinnovi come una primavera le energie ed il sentimento. Può bastare il lampo di questa luce per orientarci e rimetterci al timone con volontà.


Il secondo modo è il pilota automatico. Ci sono delle fasi lavorative che non richiedono altro che pazienza e diligenza, operazioni come stendere il colore su uno sfondo, delineare gli oggetti o le figure, applicare gli effetti di chiaro-scuro, lumeggiare le parti in luce, ecc. 
Si possono compiere queste operazioni con la mente completamente altrove, quasi dormendo, ma alla fine, trovandoci di fronte un lavoro avviato e vario ne saremo soddisfatti come per un dovere compiuto ed il buonumore farà il resto.


Il terzo modo è di ricordarsi chi siamo e delle scelte di vita sulle quali abbiamo costruito le nostre giornate. Gli impegni che abbiamo preso con noi stessi in passato ci aiuteranno ora a restare fermi ed a tenere la trincea. Combattere contro il non-senso della vita è sempre una lotta di trincea. Se cediamo di un metro perdiamo la battaglia e se perdiamo una battaglia dopo l'altra finiremo per perdere la guerra. 


Un'altra causa di frustrazione viene dall'accorgersi che ciò che credevamo aver capito, ciò che ritenevamo possibile realizzare, in realtà, è solo un progetto embrionale che esiste soltanto nella nostra mente, in modo confuso. Mancano tutti quei necessari passaggi che rendono possibile l'attuazione pratica di un'idea. Se si è spesso vittima di questa impasse può significare che l'approccio all'arte, che è sempre "arte del fare", è sbagliato, è troppo cerebrale.


Qualsiasi tipo di linguaggio dev'essere sempre un tentativo che elabora una tecnica appropriata per incarnare in'idea.
Si può meditare sul grande mistero dell'Incarnazione se si vuole cogliere il fondo del problema,  ma può bastare procurarsi una carriola di materiale da organizzare per evitare che il cervello frulli a vuoto fantasmi.

giovedì 24 maggio 2012

Il corpo e l'identità

Il corpo è il mezzo che ci consente agire nel mondo, di entrare in contatto con gli altri, con la realtà circostante. La nostra stessa esistenza si identifica con il nostro corpo poiché è attraverso esso che proviamo quelle sensazioni ed emozioni che costituiscono il nostro personale patrimonio di esperienze di vita. E’ attraverso i nostri sensi che percepiamo i colori, i sapori, i profumi ed acquisiamo le nostre esperienze esistenziali.


La capacità di relazione e di rapporto è mediata dal corpo perché è attraverso esso che comunichiamo ed entriamo in contatto con gli altri. Proprio il contatto corporeo è uno degli elementi fondamentali per i processi affettivi e di socializzazione. Attraverso i contatti corporei passa il flusso di sentimenti ed emozioni che possiamo sperimentare nella nostra ita.

Il corpo ci presenta al mondo, è la nostra immagine primaria che precede l'espressione di sé, il personale modo di essere, l'identità unica e irripetibile di ogni individuo.

Per l'uomo, in arte, il corpo umano è sempre stato un elemento importante nella rappresentazione di sè stesso. E' questa unione tra il corpo e l'identità, tra se stessi e la natura, tra movimento e pensiero che ha spinto l'uomo, fin dall'inizio dei tempi a raccontare il sacro attraverso l'immagine del corpo.





domenica 13 maggio 2012

Il simbolo della nostalgia: la Madre





C'è l'immagine di una terra, da cui l’artista è lontano, e questa terra è la terra della Madre, e l’origine, la Madre terra. E l’artista è colui che parla la lingua materna, perché la poesia espressa nell’arte non è il linguaggio delle istituzioni, del potere, della legge, è il linguaggio dell'invenzione, della fantasia, dell'affetto, è la lingua dell'immaginazione. E, dunque, l’artista è colui che parla la "lingua della madre".




Un artista che vive nella realtà di istituzioni, di regole, di potere è separato dalla sua terra, dalla sua “lingua” e tuttavia deve, comunque, parlare quella lingua. Ecco perché l’artista è sempre in una posizione, per così dire, nostalgica, perché usa una lingua, il linguaggio dell'infanzia, che era, un tempo, la lingua propria della sua formazione di individuo. E, dunque, questa separazione dalla terra è anche una separazione dal corpo della madre, da tutto quello che può significare il corpo della madre come linguaggio simbolico, come l'invenzione, come affettività, ponendo i termini appena analizzati nella stretta relazione "corpo della madre/corpo della terra/corpo della lingua". Sussiste una equivalenza, quindi, per l’artista, tra la madre, la terra e l’arte. E' un po' come se fossero la stessa cosa.




Un artista si forma, cresce, dà sostanza, forza, energia al proprio linguaggio se, e solo se, tiene presenti questi tre elementi. Ma questi tre elementi sono elementi che non si possono ricreare se non attraverso il ritmo, attraverso cioè la finzione di un nuovo tempo, che è il tempo della poesia, il tempo del linguaggio, che non è il "vero" tempo vissuto nell'infanzia. E dunque la poesia vive sempre in rapporto con un altro tempo.




Il ricordo principale della nostalgia, è il ricordo di un luogo, di uno spazio temporale vissuto in un luogo. Per lo più è il luogo natale, è il luogo dell'infanzia, è il luogo della patria, da cui uno si è mosso per andare altrove. Per questo la nostalgia è l'insieme dei ricordi propri di chi è stato sradicato o allontanato da un luogo. E' un modo di sentire tipico della lontananza, ed è un sentire proprio dell'esilio dalla Madre terra di accoglienza, di abbondanza e felicità.