tutte le immagini dei quadri, delle sculture ed i testi tratti dai libri dell’artista sono © di Max Loy


..."Il raggio verde è una luce visibile per brevi secondi nelle chiare serate estive, subito dopo il tramonto del sole.

In metafora è qualcos’altro di più significante, una luce interiore che va cercata lì dove ha dimora: nel silenzio.



raccolta di immagini, testi e pensieri di Max Loy ...

e di quant'altro attinente alla sua arte

.

..........................Informazioni personali......................... M A X . L O Y

La mia foto
Studio: via Abbi Pazienza 14 – C.A.P. 51100 Pistoia cell. 3389200157 mail - info@maxloy.com

In these paintings of mine there are two different elements: colour and shape, casualty and organization, intuition and recognition. Two different types of music combining melody and a countermelody evoking the marvel of a stereophonic listening.


ACCOMODATI, SEI IL BENVENUTO !

Introduzione alla Sua arte

Esposizione virtuale delle opere di Max Loy.

“E’ così: ogni azione e ancor più manifestamente quelle dettate dal sentimento, affondano le radici in una regione misteriosa dalla quale ogni gesto assume un significato trascendente che è caratteristico della figura dell’uomo: egli trascende se stesso, così le sue azioni sono allegorie, immanenza e trascendenza insieme.

Questo è un mistero grande, l’unico.”

data inizio blog: 8 ottobre 2009


per gli inserti redazionali consultare

le PAGINE ALLEGATE


http://maxloy-itaca.blogspot.com/p/auguri-dalla-redazione.html


http://issuu.com/maxloy1950/docs/inseguendo_il_raggio_verde_libro

@book LA MIA STRADA

@book  LA MIA STRADA
clicca sull'immagine

sabato 24 luglio 2010

Public relations



And here is my coat of arms, my role in society, my public relations to show as a proof to the world: I know this chap and he knows me… the mutual aid bank.
Within the ten minutes given by YouTube I let the images run through. They portray me here and there, wandering through one hundred cities, hidden in the crowd shaking hands with me and asking for my autograph as if I were a star, and I change my way of being and I joke trying to figure a new image, the most suitable to the agreed role and I smile kindly and witty.



I could manage it, without any problem, overcoming my innate shyness and all the fears of being put on display: I obeyed my duties conscientiously and, just in case, I could also wear my tie and make praiseworthy speeches.
Sometimes, however, while speaking, I gazed in contemplation, losing the thread of my thoughts because an emotion, a dream, something vague caught my imagination all of a sudden.


Then, I started observing the audience, waiting for the predictable outcome of every conference and from that moment on, I began extemporizing, following a special unique inspiration, and I entered the smooth manifest wall, carrying everybody away to no man’s land. However, as time went by, I felt more and more tired of spreading around words which could be hardly heard in this noisy world which proceeds at the wrong speed, which can’t enjoy and appreciate all the things it swallows up, because it’s always busy doing something else.














And so it happened that, one day I woke up in a bad mood and took the secret decision of fading out from the stage. To my works, by then “grown up” I left the burden of being silent witnesses to my passage: “I owe you one!”.
Therefore, it’s some time now that I gave up holding conventional exhibitions, offering aperitives.
I have also stopped giving speeches.
I have even dropped the habit of sharing my profits with art galleries.
I work in the silent peace of my studio and when the good weather comes I move to Sardinia and, for four months, I settle in paradise where I have everything I need, starting from the most important thing: the light…and the sea.

lunedì 19 luglio 2010

Il melo e la fragola

Diciamo con una metafora che chi è un melo deve diventare un buon melo, e chi è una fragola, una buona fragola. Non dico che ognuno debba diventare un melo oppure una fragola, perché le persone sono straordinariamente diverse. Ogni individuo è un unicum, nel senso che non c’è nessuno esattamente uguale a lui.

Il punto non è dunque creare delle norme perché le persone si assomiglino, bensì quello di affermare la regola che ognuno deve giungere ad una completa fioritura, a sbocciare completamente, alla piena vitalità, e questo del tutto indipendentemente dal tipo di fiore che è. Si comincia a crescere solo quando si diventa liberi.


E si diventa liberi solo se si ha il coraggio di sbagliare, la volontà di mettersi in gioco.
Erich Fromm

Il serio gioco del vivere

Che cos’è la fatica? Per quale motivo sentiamo fatica?


Essa è "una impossibilità di seguire", una sfasatura costante e crescente dell’essere rispetto a ciò cui resta attaccato.


Ma di cosa ci si affatica?

”Affaticarsi significa affaticarsi d’essere”.


Emmanuel Levinas



Cosa mitiga il peso dell’esistenza? Cosa ci solleva dalla fatica dell’essere?

Vivere la vita come un bel gioco.

Il gioco, in quanto attività scelta liberamente e priva di scopi a essa estranei sembra innestare le sue radici nella vita immediata, piuttosto che qualsiasi altra attività socialmente strutturata.


Infatti al gioco possiamo attribuire una grande varietà di significati, tra cui:
- Divertimento - Esplorazione del mondo, avventura e scoperta di sé - Esercizio delle proprie capacità individuali (fisiche e mentali) - Occasione di apprendimento - Attività liberatoria di tensioni nervose, scarica di emozioni forti -Abbandono momentaneo della realtà con le sue regole

Così è importante per non “stancarci” di vivere valorizzare l’approccio consapevole ma ludico alla vita.

Viaggiai per giorni e notti per paesi lontani.


Molto spesi per vedere alti monti, grandi mari.


E non avevo gli occhi per vedere a due passi da casa


la goccia di rugiada sulla spiga di grano!
Tagore

Lo scoraggiamento


Anni fa mi sono levato la soddisfazione di contrastare l'impazienza e l'incostanza imbarcandomi nella costruzione della miniatura esatta del vascello spagnolo San Felipe.
Devo confessare che mi sono divertito veramente tanto. Ho giocato per due anni rubando il tempo al lavoro, imbattendomi sempre in nuove ed impreviste difficoltà che mi hanno insegnato molto a livello di metodo costruttivo e di pazienza.
Nessuno, conoscendomi, poteva credere che l'avessi fatto io, un "Giulio Cesare" dell'azione: "veni, vidi, vici". Ma il mio motto allora fu molto diverso: "andai, mi baloccai e mi dimenticai del tempo".
L'arte è anche questo: andare a zonzo, giocare.
La mentalità produttiva imprenditoriale è troppo distante dalla gratuità del lavoro artistico.
E probabilmente questo il madornale equivoco che sta portando il sistema capitalistico all'impasse.
Penso infatti che il risultato sia altrettanto importante quanto il percorso.

..... Oggi che tutto è estremo, come lo sport, l'Arte va ripensata, come la vita.

Così propongo, con lo scopo di vincere lo scoraggiamento, di mettere da parte il risultato e di dedicarci gratuitamente alla ricerca ed alla discussione dell'itinerario.
A suo tempo scopriremo di essere approdati anche noi alla riva di una spiaggia già affollata: siamo in tanti e ci orientiamo tutti con la stessa stella.... ma questo non significa che la nostra ricerca non sia stata importante, e bella, e particolare ed il nostro risultato inutile, perchè scontato.
Nessuno è la copia di un altro e questo ci deve bastare. Porsi in quest'ottica può significare superare lo scoraggiamento che può conseguire dai nostri risultati confrontati con quelli degli altri o con gli ideali. E significa, cosa più importante, buttare a mare gli stereotipi ed inventarci la nostra strada. E cosa ancor più importante constateremo che sbagliare ed anche fallire ci aiuta a crescere. Chi di noi infatti lascerebbe una comoda strada asfaltata per un deserto, se non ci fosse costretto? Tutti continueremmo ad andare avanti e indietro sempre sull'uguale percorso comodo e collaudato ed il mondo in questo modo non si evolverebbe.


Tratto da "Piccolo saggio sulla Pittura"di Max Loy

Recensioni da repertorio

Lampada in ceramica
Personale alla galleria S. Marco

[...] L’ambito creativo dell’artista si è ampliato: l’uso della ceramica non è però che la prosecuzione di un discorso, non tanto sul colore, quanto sulla forma e sulla funzione di essa, funzione certamente estetica in quanto ogni creazione, unica nella sua fattura, ha indubbiamente il compito di fondere spazio ed oggetti in un insieme omogeneo, ma non per ciò meno etica, dal momento che ciascuna forma nel suo aspetto “grezzo”, talvolta primordiale, esprime una sorta di catarsi nella ricerca di forme e strutture antiche e distrutte, che pur tuttavia sembrano ergersi in un violento sforzo di crescita. E tale sforzo si realizza mediante l’uso di ricorrenti strutture architettoniche che si ergono verticalmente, attorno alle quali e per le quali sembra svilupparsi ed esistere l’opera.
Nel nostro mondo di plastica e di idrocarburi l’oggetto di creta, che evoca il ricordo della nuda pietra, porta nella vita di tutti i giorni uno spiraglio di res naturale e quindi vera.

Antonio Sardo.


" Dio trasse l’uomo dal fango… ci pensavo quando ho visto prendere forma la mia prima creatura: avrei voluto infonderle l’anima.

L’ho desiderato intensamente, come agli inizi del mondo."

Max Loy

domenica 18 luglio 2010

.....
Vedete, io ho passato la mia vita a guardare fuori e dentro di me ed ho scoperto che le idee che mi girano nel cervello non sono altro che i fantasmi delle cose che mi danzano intorno quando cammino per una strada e tutta la realtà mi appare come un immenso laboratorio in piena attività, dove non passa un secondo senza che si compia un esperimento.

La goccia d'acqua è una lezione sulla trasparenza, il sole una lezione sulla luce, la distanza una lezione di prospettiva, l'altezza una lezione su non so che, e tutte queste cose sono in rapporto con noi, hanno evidentemente una valenza psicologica e, più in fondo, un'eco spirituale.

Tutto ciò che mi circonda e che mi si muove dentro ha in qualche modo a che fare con il senso della mia vita.

Questo inconscio desiderio che ci spinge a cercare un appagamento, in me ha parlato nel linguaggio dei segni. Perciò io credo che l'arte non sia altro che un secchio col quale attingere acqua al misterioso pozzo della vita.

.......
E c'è chi attinge dal pozzo un'acqua cristallina ed effervescente: sono gli artisti dell'attesa e del silenzio, quelli che ti guardano negli occhi dai quadri che dipingono e che stanno aspettando qualcuno da tanto tempo.

Che cosa ha a che fare tutto questo con me?

Se c'è una domanda veramente creativa è questa.
Max Loy

venerdì 16 luglio 2010

Repertorio: recensione personale a Piacenza


Notizie stampa di repertorio: Max Loy a Villa Paradiso

IL PITTORE pistoiese Max Loy espone in Val di Reno alla Villa Paradiso, il ristorante realizzato nella splendida ex Colonia Toniolo, lungo la strada che dalla regionale 66 conduce a Pian di Giuliano e Sammommè. Qui è allestita la ‘personale’ dell’eclettico pittore 58enne che fin dall’inizio della sua attività, era il ’68, sperimenta diversi percorsi artistici di pittura, scultura, ebanistica e narrativa. Nel 2000 Loy passa poi dall’arte figurativa all’informale, giocando con forme e colori. Le opere dello schivo pittore pistoiese, puntualmente ‘spalancate’ su orizzonti onirici, con scorci sanguigni che catturano lo spettatore.

Sono anche su http://www.maxloy.com/.






martedì 13 luglio 2010

Cos'è?

Non è niente, ma è bello come è bella una pietra, un cristallo, un legno venato, è straordinario come un fatto naturale, una combinazione unica tra miliardi possibili, una rarità pensata e voluta da me.
In alto, nel quadro, ho tirato un breve tratto orizzontale che interseca sulla sinistra un graffio ortogonale, una specie di casualità premeditata, una connotazione razionale, il segno di un intervento e di una sintonia collaborativa con la natura.

Mi interrogo, a distanza di anni, sulla sua necessità. Provo a cancellarlo ponendo una mano che lo esclude alla vista e sto lì a pensare come sarebbe stato quel mondo senza quel segno, come sarebbe la natura senza la presenza intelligente dell’uomo.
Alla fine convengo che sta bene com’è, che è necessario, ribadisco la scelta di allora: il quadro è perfetto, lo compro.
Questa riconferma mi conforta moltissimo, per me significa che esiste una strada tracciata, la validità di un canone, coerenza di stile: terra ferma dopo troppa acqua.
Max Loy

domenica 11 luglio 2010

L'inconscio ci aiuta

Ora avete di fronte il vostro quadro, come uno specchio.

Dunque specchiatevi dentro e scoprite qual è il vostro stile.
Come vi siete mossi? Perché quel particolare è stato ben curato e quell’altro no? Era meno importante?
E perché?
Avete concepito qualcosa che in fondo non vi interessa e vi annoia anche un po’?

Avete inserito elementi inutili che potevate evitare?

Come mai ve ne accorgete solo ora?
Come stanno le cose: avete le idee chiare o state cercando una soluzione?

E il vostro umore come va? Vi state divertendo?

Siete fiduciosi o sconfitti? Determinati o rinunciatari?

Cos’è che vi piace in quel che avete fatto? Perché?

In che cosa consiste la differenza tra ciò che vi piace e quel che non vi piace?

Dove corre l’asse portante del quadro? C’è coerenza nell’insieme?

Ed ora, che cosa farete? Come andrete avanti?

Vi affiderete al caso? Farete degli esperimenti “o la va o la spacca”?

O preferite fermarvi qui, sotterrare il vostro talento, per non perdere quel po’ che siete riusciti a realizzare?

A quale criterio vi state ispirando? Cosa volete dire con quest’opera? E’ necessaria quest’opera? A chi? Per chi state dipingendo?

Può darsi che non ci siano risposte a queste domande. Considerate il vostro lavoro come un dovere compiuto. Potevate indubbiamente fare di più e meglio, ma questo è un vecchio ritornello. Ad ogni esame di coscienza è sempre così: siamo stati inadeguati, ma domani è un altro giorno: “provaci ancora Sam”.
Meglio far riposare la mente: una notte di sonno può fare miracoli. Forse nel buio, ad occhi chiusi, dal mare dell’inconscio affioreranno le risposte da decodificare di giorno.

Tratto da “Piccolo saggio sulla pittura” di Max Loy


La donna nell'arte .... uno sguardo retrò

Se andiamo a ritroso nella storia vediamo come la femminilità sia un tratto marcato dell’umanità più volte affrontato, a volte con progressi, altre con regressioni, con violenza o con poesia, con erotismo o malinconia.


La storia e lo studio ci insegnano che il lato femminile non è prerogativa assoluta della donna, bensì componente più o meno latente anche degli uomini.

Davanti ad un'opera d'arte raffigurante il volto o un corpo femminile ci si deve porre con determinate e specifiche domande, e non con la scontata “A chi sarà rivolto questo quadro?”, bensì “Da quale sentimento nasce questa opera?”,

“A quale aspetto interiore si riferisce?”,

“A quale delle due parti che compongono la personalità di un individuo?”;

ed ancora “Quale è l’istinto che ne ha maturato l’immagine e ne ha individuato il soggetto?”.

Infatti, un’opera d’arte può essere un’estensione ideale che riflette psicologicamente paradigmi inespressi.
Perciò la domanda è: che cosa si racchiude veramente nella forma e nel contenuto di un’immagine di donna?
Il soggetto femminile rimane il più intrigante enigma che la storia generale
ed il sensibile mondo dell’arte abbiano affrontato.

Forse il bello sta nel non risolvere mai, questo mistero,
per continuare ad indagarlo.
(liberamente tratto da La donna nell'arte di Manuela Boscolo)





domenica 4 luglio 2010

L'Astro solenne

"Lasciamo un uomo civilizzato durante la notte in una fitta foresta. Dopo poco tempo l'uomo moderno proverà le stesse sensazioni di un uomo di diecimila anni fa e reagirà come i suoi antenati: avrà paura. Cosa desidererà prima di tutto? Che sorga il sole! L'apparizione del sole elimina i terrori notturni, reali o immaginari. Il sole dispensa la luce, il calore, la vita, la bellezza. Supponiamo per un momento che questo uomo perda completamente la memoria e ridiventi un uomo primitivo.
Giorno dopo giorno, vedrà "salire il sole". Sera dopo sera, il sole "scenderà ", annunciando la paura notturna. Poco per volta l’aspetto fisico del fenomeno è sostituito dall’emozione che provoca. L’uomo primitivo vede levarsi il sole e la sua paura emotiva scompare. In seguito egli fa un accostamento tra la levata del sole e la scomparsa della paura. Il sole diventa una realtà vivente, una "persona" che dà la luce, il calore, la sicurezza. Il sole diventa un Dio, che l'uomo primitivo prega ed adora".

Pierre Daco

L'astro solare ha ispirato popoli, re, sacerdoti, pensatori, medici ed anche tanti artisti e poeti. Dante nel suo Paradiso descrive la potenza del sole che fa partecipe la terra delle virtù celesti: "Lo ministro maggior de la natura, che del valore del ciel lo mondo imprenta."


tratto da "Il sole. Simbologie e intuizioni antiche e moderne" Gaetana Camagni



Astro solenne

Simbolo di chiarezza e ordine

Meta suprema attinta dalle profondità

Frantuma il degenere e ricrea

Mariella Murgia

La fatica e la gioia dell'artista



Ciò che conta nell’intensità dell’arte sono la dedizione, la passione, l’entusiasmo, l’estasi ela fatica dell’artista.
“Si tratta – spiega Hillman - di un fuoco sacro per quello che si sta facendo – di una concentrazione intensiva, che ad alcuni, soprattutto a coloro che sono posseduti dai “valori della famiglia”, appare come un’ossessione, tanto da parlare dell’artista come di uno che non può fare a meno di lavorare, uno che è posseduto dal suo lavoro.
Diventiamo artisti soltanto quando proviamo altrettanta gioia nell’esercitarci che nell’eseguire…
Non è il vernissage nella galleria cha fa il pittore (anche se può essere determinante per la sua carriera): sono, piuttosto, le azioni ripetitive nello studio. Nel lavoro artigianale artistico c’è l’ultima traccia di una idea di disinteressata ripetitività che è anche una delle aspirazioni più alte dello Zen, della contemplazione mistica e della pratica religiosa, così come della pratica dell’arte e dello sport…
L’idea della ripetizione come essenza del mestiere...

sabato 3 luglio 2010

Presentazione

Sono vento
mi nutro di nubi
di pioggia
di rugiada

sono gabbiano
sfioro con le bianche ali
le spiagge dell’universo

sono fantasia
vado correndo
folletto buono
tra i sogni
del giorno e della notte

sono realtà
vivo abbarbicato
come un mugo
sul crinale del monte

sono sole
do tepore alle membra
intirizzite dalla paura


sono uomo...
.........vivo d’amore.

Terenzio Formenti