tutte le immagini dei quadri, delle sculture ed i testi tratti dai libri dell’artista sono © di Max Loy


..."Il raggio verde è una luce visibile per brevi secondi nelle chiare serate estive, subito dopo il tramonto del sole.

In metafora è qualcos’altro di più significante, una luce interiore che va cercata lì dove ha dimora: nel silenzio.



raccolta di immagini, testi e pensieri di Max Loy ...

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In these paintings of mine there are two different elements: colour and shape, casualty and organization, intuition and recognition. Two different types of music combining melody and a countermelody evoking the marvel of a stereophonic listening.


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Introduzione alla Sua arte

Esposizione virtuale delle opere di Max Loy.

“E’ così: ogni azione e ancor più manifestamente quelle dettate dal sentimento, affondano le radici in una regione misteriosa dalla quale ogni gesto assume un significato trascendente che è caratteristico della figura dell’uomo: egli trascende se stesso, così le sue azioni sono allegorie, immanenza e trascendenza insieme.

Questo è un mistero grande, l’unico.”

data inizio blog: 8 ottobre 2009


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IL TEMPO - Max Loy - ************************************************************************************* Il tempo è indifferente e costante, scorre sempre allo stesso modo; secondo dopo secondo, così come scendono i granellini della clessidra. Il tempo è lieve, non ha materia e non si sente .... ma c’è!

giovedì 19 maggio 2011

Il quadro astratto, metafora e pedagogia della relazione



Cosa è difficile nell’approccio con un quadro astratto? Il dover mettere in discussione le proprie mappe mentali; l’interrogarsi coraggiosamente sulla gestione della propria ed altrui libertà; la considerazione del rispetto e dello stimolo dell’alterità.
Il lasciare che le cose si mostrino così come sono implica modificare lo sguardo ed agire la volontà di non opporre resistenza a questo introdursi. Implica la sospensione del giudizio ed è questo che ci conduce nell’esperienza dell’altro, riducendo l’io, arginando il desiderio di invadenza e così agendo e pensando da un altro luogo. 
È una pratica questa, un esercizio non facile, anche perché ogni dato che emerge è già inscritto in una nostra cornice interpretativa ed operativa.
Va fatta una rinuncia in questo atto del Vedere e la rinuncia sta in un dire "questo vuol dire quello" in assoluto, e non piuttosto “questo vuol dire quello” per me.  Questa pratica non ci appartiene naturalmente, perché siamo propensi a collocare gli accadimenti (interni ed esterni) dentro una catena di rimandi.


Ed allora come fare? Il guardare ha bisogno di spegnere l’invadenza della luce attraverso un ascolto silenzioso: come stare in una domanda rinunciando a dare la risposta. Perciò ascoltare le parole che i quadri astratti ci rivolgono, liberate da uno sguardo (il nostro) richiede un allontanamento, una distanza da sé, distanza che dobbiamo presupporre perché ci sia relazione.
Se è vero, come è vero, che la coscienza della propria identità-unicità si realizza attraverso la comprensione (osservazione-conoscenza-accettazione) della diversità altrui (perché solo nel riconoscere l’altro da me posso riconoscere me), il quadro astratto diventa senza dubbio metafora e pedagogia della relazione.


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