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percorso professionale
A N T O L O G I A
mercoledì 30 maggio 2012
L'artista
«L’artista esprime le leggi del mondo
– la sua bellezza e il suo orrore,
la sua umanità e la sua ferocia,
la sua infinità e la sua limitatezza –
creando l’immagine artistica che è uno strumento sui generis
per cogliere l’assoluto.
Per mezzo dell’immagine si mantiene la percezione dell’infinito
dove esso viene espresso attraverso le limitazioni:
lo spirituale attraverso il materiale,
lo sconfinato grazie ai confini».
Andrej Tarkovskij
martedì 29 maggio 2012
Piccolo saggio sulla Pittura - PARTE PRIMA - continua (9) ...
Un itinerario per trasformare le idee in fatti:
premesse e
fasi di costruzione di un quadro
1996
C'è un altro grande motivo di scoraggiamento ed è la perdita del senso di quello che stiamo facendo. Per uscire da questa trappola ci sono tre vie convergenti. La prima di queste è quella di farci portare in braccio dal miracolo di un'intuizione improvvisa, che rinnovi come una primavera le energie ed il sentimento. Può bastare il lampo di questa luce per orientarci e rimetterci al timone con volontà.
Il secondo modo è il pilota automatico. Ci sono delle fasi lavorative che non richiedono altro che pazienza e diligenza, operazioni come stendere il colore su uno sfondo, delineare gli oggetti o le figure, applicare gli effetti di chiaro-scuro, lumeggiare le parti in luce, ecc.
Si possono compiere queste operazioni con la mente completamente altrove, quasi dormendo, ma alla fine, trovandoci di fronte un lavoro avviato e vario ne saremo soddisfatti come per un dovere compiuto ed il buonumore farà il resto.
Il terzo modo è di ricordarsi chi siamo e delle scelte di vita sulle quali abbiamo costruito le nostre giornate. Gli impegni che abbiamo preso con noi stessi in passato ci aiuteranno ora a restare fermi ed a tenere la trincea. Combattere contro il non-senso della vita è sempre una lotta di trincea. Se cediamo di un metro perdiamo la battaglia e se perdiamo una battaglia dopo l'altra finiremo per perdere la guerra.
Un'altra causa di frustrazione viene dall'accorgersi che ciò che credevamo aver capito, ciò che ritenevamo possibile realizzare, in realtà, è solo un progetto embrionale che esiste soltanto nella nostra mente, in modo confuso. Mancano tutti quei necessari passaggi che rendono possibile l'attuazione pratica di un'idea. Se si è spesso vittima di questa impasse può significare che l'approccio all'arte, che è sempre "arte del fare", è sbagliato, è troppo cerebrale.
Qualsiasi tipo di linguaggio dev'essere sempre un tentativo che elabora una tecnica appropriata per incarnare in'idea.
Si può meditare sul grande mistero dell'Incarnazione se si vuole cogliere il fondo del problema, ma può bastare procurarsi una carriola di materiale da organizzare per evitare che il cervello frulli a vuoto fantasmi.
giovedì 24 maggio 2012
Il corpo e l'identità
Il corpo è il mezzo che ci consente agire nel mondo, di entrare in contatto con gli altri, con la realtà circostante. La nostra stessa esistenza si identifica con il nostro corpo poiché è attraverso esso che proviamo quelle sensazioni ed emozioni che costituiscono il nostro personale patrimonio di esperienze di vita. E’ attraverso i nostri sensi che percepiamo i colori, i sapori, i profumi ed acquisiamo le nostre esperienze esistenziali.
La capacità di relazione e di rapporto è mediata dal corpo perché è attraverso esso che comunichiamo ed entriamo in contatto con gli altri. Proprio il contatto corporeo è uno degli elementi fondamentali per i processi affettivi e di socializzazione. Attraverso i contatti corporei passa il flusso di sentimenti ed emozioni che possiamo sperimentare nella nostra ita.
Il corpo ci presenta al mondo, è la nostra immagine primaria che precede l'espressione di sé, il personale modo di essere, l'identità unica e irripetibile di ogni individuo.
Per l'uomo, in arte, il corpo umano è sempre stato un elemento importante nella rappresentazione di sè stesso. E' questa unione tra il corpo e l'identità, tra se stessi e la natura, tra movimento e pensiero che ha spinto l'uomo, fin dall'inizio dei tempi a raccontare il sacro attraverso l'immagine del corpo.
domenica 13 maggio 2012
Il simbolo della nostalgia: la Madre
C'è l'immagine di una terra, da cui l’artista è lontano, e questa terra è la terra della Madre, e l’origine, la Madre terra. E l’artista è colui che parla la lingua materna, perché la poesia espressa nell’arte non è il linguaggio delle istituzioni, del potere, della legge, è il linguaggio dell'invenzione, della fantasia, dell'affetto, è la lingua dell'immaginazione. E, dunque, l’artista è colui che parla la "lingua della madre".
Un artista che vive nella realtà di istituzioni, di regole, di potere è separato dalla sua terra, dalla sua “lingua” e tuttavia deve, comunque, parlare quella lingua. Ecco perché l’artista è sempre in una posizione, per così dire, nostalgica, perché usa una lingua, il linguaggio dell'infanzia, che era, un tempo, la lingua propria della sua formazione di individuo. E, dunque, questa separazione dalla terra è anche una separazione dal corpo della madre, da tutto quello che può significare il corpo della madre come linguaggio simbolico, come l'invenzione, come affettività, ponendo i termini appena analizzati nella stretta relazione "corpo della madre/corpo della terra/corpo della lingua". Sussiste una equivalenza, quindi, per l’artista, tra la madre, la terra e l’arte. E' un po' come se fossero la stessa cosa.
Un artista si forma, cresce, dà sostanza, forza, energia al proprio linguaggio se, e solo se, tiene presenti questi tre elementi. Ma questi tre elementi sono elementi che non si possono ricreare se non attraverso il ritmo, attraverso cioè la finzione di un nuovo tempo, che è il tempo della poesia, il tempo del linguaggio, che non è il "vero" tempo vissuto nell'infanzia. E dunque la poesia vive sempre in rapporto con un altro tempo.
Il ricordo principale della nostalgia, è il ricordo di un luogo, di uno spazio temporale vissuto in un luogo. Per lo più è il luogo natale, è il luogo dell'infanzia, è il luogo della patria, da cui uno si è mosso per andare altrove. Per questo la nostalgia è l'insieme dei ricordi propri di chi è stato sradicato o allontanato da un luogo. E' un modo di sentire tipico della lontananza, ed è un sentire proprio dell'esilio dalla Madre terra di accoglienza, di abbondanza e felicità.
liberamente tratto da http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=142#Platone
lunedì 23 aprile 2012
Danza d'Africa
A UNA DANZATRICE NEGRA
Negra mia calda voce d’Africa
Terra d’enigma e frutto di ragione
Danza per la nuda gioia del tuo sorriso
Per l’offerta del tuo seno e di segrete virtù
Danza per l’aurea leggenda di notti nuziali
Per i tempi nuovi e i secolari ritmi
Negra infinito trionfo di sogni e di stelle
Amante docile alla stretta dei Kora
Danza per la vertigine
Per la magia delle reni che il mondo ricominciano
Danza sei
E intorno a me bruciano i miti
Intorno a me le parrucche del sapere
In gran fuochi di gioia nel cielo dei tuoi passi
Danza sei
E i falsi addii ardono nella tua fiamma verticale
Sei il viso dell’iniziato
Che sacrifica la follia ai piedi dell’albero-guardiano
Idea del Tutto sei e voce dell’Antico.
All’assalto delle chimere gravemente protesa
Sei il Verbo che esplode
In razzi miracolosi sulle rive dell’oblio.
Ndjock Ngana - Poeta camerunense
domenica 22 aprile 2012
Poesia
Nuvole basse, cieli di carta grigia
e dietro i vetri
dolce si scioglie l'immagine del giorno.
Sulle cime di alberi remoti
si congelano i sogni:
vaghi colori che sbiadiscono
nel disegno del tempo.
Stasera il quartiere non ha voci
e le case hanno occhi ciechi.
Tra poco ferite gialle
si apriranno nel buio delle stanze
e un pianoforte
zoppicherà nell'aria le sue note
adesso come allora
come una sera di tanto tempo fa,
con mia madre che canta nell'ombra
(e la voce ride)...
Mia madre, morbida e bianca
dagli occhi di bambina
e dalle mani buone,
mia madre, che adesso mi guarda
da milioni di anni luce,
eppure e così presente
che solo il pensarla mi consola..
Domani, io sarò ancora vivo
e avrò pensieri aguzzi
e avrò pensieri aguzzi
come schegge di cristallo
e parole rotonde
come ciottoli lisciati dal torrente.
Domani, stasera no:
Stasera io muoio
col morire del giorno.
Poesia di Franca Ferrari
sabato 21 aprile 2012
L’approccio con l’ignoto: la metafora dell’arte astratta
Sono i pensieri che abbiamo sulle cose
a essere fonte di sofferenza – e in
altri casi di gioia.
Le emozioni hanno un carattere rivelatorio. Esse ci mostrano la
nostra radicale dipendenza dall’ambiente naturale e sociale di cui siamo parte,
ci dicono qualcosa delle situazioni in cui ci troviamo a interagire con altre
forze organiche, ambientali e culturali. Che gli organismi e in particolare
quelli umani dipendano per la loro sopravvivenza, ma anche per la loro
determinazione e per la loro prosperità, dall’ambiente in cui si radicano, e
che contribuiscono a loro volta a determinare con le loro azioni in esso . Sono
anche la matrice che rende già subito significativa ogni nostra esperienza del
mondo o che fa sì che ogni nostra interazione con l’ambiente che ci circonda
sia sempre già caratterizzata da una qualità estetica che avvertiamo immediatamente.
L’esposizione radicale dell’organismo all’ambiente implica che egli ne avverta
subito il carattere di volta in volta minaccioso o accogliente, caldo e
confortevole o dannoso e portatore di ostacoli, favorevole e capace di arridergli
o perturbante, buio e alieno. Le nostre relazioni con l’ambiente naturale e
umano, e in particolare quelle emotive, sono da subito portatrici di
indicazioni rilevanti per il nostro benessere o la nostra prosperità. Pertanto,
se vi è un forte riferimento all’individualità, ciò accade perché nell’interazione
continua con il mondo di cui è parte, ne va dell'individuo stesso, che avverte profondamente la propria
vulnerabilità a forze che si sottraggono alle sue possibilità di controllo
– non certo perché si tratti di un ambito di vissuti soggettivi, di principio
precluso agli altri.
In altre parole, ogni esperienza immediata delle cose,
di ciò che esse fanno su di noi, si configura già nella forma di un «sentire
come», di un avvertire significativamente orientato, cui non si aggiunge in
seconda battuta la possibilità di un assenso o meno, poiché un assenso o la sua
negazione inerisce già alla qualità estetica di cui è carica di volta in volta
l’esperienza immediata.
Ecco allora il ruolo l’indagine cognitiva che, intesa come
esperienza riflessa, torna analiticamente su un’esperienza immediata, che non va
da sé ma pone dei problemi rispetto ai nostri abiti di comportamento usuali, e
che pertanto la conoscenza consista in un processo di discriminazione, di
rinvio del godimento o della sofferenza immediata, in vista dei riferimenti
ulteriori che le cose in questione possono avere. Ovviamente tale ruolo si
impone solo in quei tipi di esperienze e di interazioni che richiedono una problematizzazione più o
meno astratta rispetto al contesto situazionale.
lunedì 16 aprile 2012
La pace che auguro
Sta
scendendo la sera, il vento è calato, si è dissolto in brezza leggera che
accarezza il viso e muove appena la falda leggera del mio cappello di paglia.
Il mare è una tavola azzurra che volge al violetto, la risacca è ridotta ad un
bisbiglio, un fruscio d’acqua che appena respira. Il cielo completamente
sgombro sopra di me e sul mare, confina oltre il profilo delle montagne banchi
di nuvole sfilacciate e ariose che si spingono lontano e svaniscono nel nulla.
Vorrei condividere la
spiritualità appagante di questi momenti e penso ai volti delle persone che
amo, ma subito la visione si dilata e diventa astratta, abbraccia il mondo,
diventa visione biblica di moltitudini.
Resto assorto, porto
lontano lo sguardo.
Contemplo il mare, la
terra, il cielo.
Condivido in silenzio la
religiosa bellezza di questo tramonto.
Questa è la pace che cerco
e che auguro.
tratto da "Costa dei fiori" di Max loy
Profumo di spazi aperti
Ho approfittato di questa
giornata di sole per realizzare il desiderio di rivedere il faro di capo
Spartivento. …passo senza fermarmi le belle spiagge di Chia, accarezzate in
distanza con gli occhi, tiro dritto fino all’ultima spiaggia e parcheggio
all’ombra di un cannicciato, in un’area custodita, ultimo avamposto della
civiltà prima che la strada sconnessa diventi impraticabile. Di li in poi seguo
un largo sentiero panoramico che s’inerpica con curve e tornanti tra rocce e
cespugli.
Sento il profumo della
Sardegna, quell’odore aspro e amaro che proviene da un mix di erbe che si fonde
con lo iodio delle alghe e la salsedine marina, è profumo di spazi aperti e di
grandi silenzi, il profumo di un’isola. Capo Spartivento, ultimo baluardo che
serra l’ampio arco delle dorate spiagge di Chia, uniche al mondo per bellezza e
uniche nella mia memoria.
Calpesto la sua rena procedendo in salita verso il faro.
Ho lasciato alle spalle
l’insenatura di cala Cipolla, ancora vociante degli ultimi turisti, e mi sto
addentrando in quel sentiero tortuoso e sconnesso che solo i temerari tentano
su un fuori strada. Anche camminando a piedi è necessario tenere gli occhi a
terra per non inciampare nelle pietre o slogarsi una caviglia nei solchi che
l’acqua ha scavato nella terra.
In questo silenzio animato della natura, riascolto il rumore
familiare dei passi che son ricordo di un mondo passato in cui si andava a
piedi su strade di terra, ricordi d’infanzia, di cinquant’anni fa.
Sotto il mare rumoreggia
irrompendo con grandi onde tra gli scogli e la luce rende festoso questo
spettacolo grandioso. Poi la strada aggira un’altura ed il rombo del mare
lentamente si affievolisce ed infine scompare, il silenzio diventa grande e mi
rende consapevole dei piccoli rumori: lo scricchiolio di un arbusto secco al
passaggio furtivo di una lucertola, il ronzio di un’ape a mezz’aria.
Tratto da "Costa dei Fiori" di Max Loy
Sardegna: scorci di bellezza
A fair number of peasants in the streets, and
peasant women in rather ordinary costume: tight-
bodiced, volume-skirted dresses of hand-woven linen
or thickish cotton. The prettiest is of dark-blue-and-
red, stripes-and-lines, intermingled, so made that the
dark-blue gathers round the waist into one colour, the
myriad pleats hiding all the rosy red. But when she
walks, the full-petticoated peasant woman,
then the red goes flash-flash-flash,
like a bird showing its colours.
Pretty that looks in the sombre street. She has a
plain, light bodice with a peak: sometimes a little vest,
and great full white sleeves, and usually a handker-
chief or shawl loose knotted. It is charming the way
they walk, with quick, short steps.
When all is said and done,
the most attractive costume for women in
my eye, is the tight little bodice and the many-pleated
skirt, full and vibrating with movement. It has a
charm which modern elegance lacks completely a
bird-like play in movement.
They are amusing, these peasant girls and women:
so brisk and defiant. They have straight backs, like
little walls, and decided, well-drawn brows. And
they are amusingly on the alert. There is no eastern
creeping. Like sharp, brisk birds they dart along the
streets, and you feel they would fetch you a bang
over the head as leave as look at you.
But that curious, flashing, black-and-white costume!
I seem to have known it before: to have worn it even:
to have dreamed it. To have dreamed it: to have
had actual contact with it. It belongs in some way
to something in me to my past, perhaps. I don't
know. But the uneasy sense of blood-familiarity
haunts me. I know I have known it before. It is
something of the same uneasiness I feel before Mount
Eryx: but without the awe this time.
Testo tratto da Sea and Sardinia di D. H. Lawrence
per chi desidera uno sguardo sui costumi, le tradizioni ed il paesaggio
lunedì 9 aprile 2012
Il nutrimento dell'arte
L'arte, quella vera, quella che viene dall'anima, è così importante nella nostra vita.
L'arte ci consola, ci solleva, l'arte ci orienta.
L'arte ci cura.
Noi non siamo solo quello che mangiamo e l'aria che respiriamo.
Siamo anche le storie che abbiamo sentito,
martedì 3 aprile 2012
Comprendere l'opera pittorica

Per comprendere l'opera pittorica bisogna analizzare gli elementi che fanno parte del processo comunicativo e cioè i singoli elementi che vi concorrono e le regole del codice visivo, insieme alle regole compositive e percettive. Riconoscere gli elementi della grammatica visiva e le regole sintattiche dei messaggi visivi è altresì fondamentale per analizzare il testo visivo. Alla fine estrapolando da tutti gli elementi analizzati i vari significati si avrà il significato complessivo dell'opera d'arte. Operativamente per analizzare un'opera d'arte è necessario seguire un percorso che porta da una lettura di ogni singolo aspetto della comunicazione alla lettura complessiva che sintetizza l'analisi dei vari aspetti.
Analisi dei segni presenti nell'opera, e delle regole di configurazione spaziale e compositive. Elenco delle operazioni:
Osservazione e riconoscimento dei colori, distinguendoli in caldi e freddi, in toni chiari e toni scuri. Riconoscerne le regole di complementarietà e dei contrasti. Capire i colori che sembrano anteporsi agli altri osservando la relazione in cui si pongono i colori chiari e quelli scuri, e i toni cromatici che, rispetto agli altri assumono un peso maggiore.
Osservazione delle luci, la provenienza della luce e l'osservazione delle ombre, identificando se è diffusa, radente ecc.. e identificandone i ritmi
Osservazione delle linee, se esse sono continue, spezzate, curve o orizzontali. Identificarne i ritmi. Riconoscimento delle linee di forza presenti nell'opera - se esse sono convergenti, divergenti, chiuse o aperte e della natura degli andamenti lineari-. I diversi tipi di linee presenti in un'opera infatti determinano l'attribuzione di un maggiore o minore peso in relazione al loro andamento, ritmo, distribuzione
Analisi dei gesti, se sono dinamici o statici e che relazione c'è tra i vari movimenti presenti.
Osservazione della configurazione spaziale: figura-sfondo; vicinanza; eguaglianza; forma chiusa/forma aperta; forma buona; esperienza; pregnanza.
Osservazione delle principali regole compositive dell'equilibrio, del peso, della prospettiva, del ritmo, del movimento, della direzione e infine della simmetria.
Ed ecco che siamo giunti alla decodificazione del messaggio visivo. Individuata nell'opera l'organizzazione delle forme, linee, colori e le regole della Gestalt, ovvero vicinanza, somiglianza, forma aperta/chiusa; la curva buona nelle linee, la distribuzione su più piani delle immagini, attraverso una operazione di sintesi supportati da una buona capacità critica, si potrà estrapolare un significato da ognuno di questi elementi. Si dedurranno i significati delle regole compositive, dei singoli codici visivi, il significato dei gesti dei personaggi presenti nell'opera e delle singole immagini che la compongono. Dal significato del messaggio si dedurrà l'uso che veniva fatto dell'opera e i suoi destinatari – quindi la funzione prevalente-.
Si perverrà all'eventuale relazione che è intercorsa tra le varie funzioni e il contesto, e allo scopo comunicativo dell'opera che è il fine ultimo di tutto il percorso analitico seguito per potere condurre una analisi critica complessiva dell'opera d'arte.
Tratto da "La lettura di un'opera d'arte pittorica, finalizzata alla sua comprensione"
P.Campanella - Febbraio 2002
Si perverrà all'eventuale relazione che è intercorsa tra le varie funzioni e il contesto, e allo scopo comunicativo dell'opera che è il fine ultimo di tutto il percorso analitico seguito per potere condurre una analisi critica complessiva dell'opera d'arte.
Tratto da "La lettura di un'opera d'arte pittorica, finalizzata alla sua comprensione"
P.Campanella - Febbraio 2002
sabato 31 marzo 2012
Piccolo saggio sulla Pittura - PARTE PRIMA - continua (8) ...
Un itinerario per trasformare le idee in fatti:
premesse e
fasi di costruzione di un quadro
1996
1996
La grande delusione di tutti gli artisti, ma
specialmente dei neofiti e dei
dilettanti è di sentirsi ribollire nell’animo il fuoco di un vulcano e non
riuscire a rappresentare altro che un’immagine didascalica e fiacca. Può
nascere il dubbio di essere come l’opera che abbiamo concepito: didascalici e
fiacchi. Bene, questo è un dubbio costruttivo, un dubbio da esaminare con
attenzione. L’arte è il nostro specchio, ricordatelo. Crescere come artisti
equivale a crescere come uomini ed è più facile che un uomo colto, equilibrato
e virtuoso non sia un cattivo artista, se educato tecnicamente.
(1970)
Un altro motivo di frustrazione può essere un
improvviso ed imprevisto calo di energia: ci sentiamo stanchi, incapaci di
portare avanti un lavoro troppo complesso e difficile. Non bisogna mai prendere
delle decisioni in questi momenti. La cosa migliore è limitare il nostro lavoro a piccole cose, applicarsi alla
ricerca analitica, per esempio curare con attenzione piccoli dettagli e
rimandare le scelte e le valutazioni di sintesi ad un umore migliore. Potrei
anche suggerire di lasciar perdere ogni cosa e fare una passeggiata, però credo
sia meglio non mollare del tutto la presa ed il coinvolgimento con il lavoro:
la mente deve abituarsi alla disciplina, deve fare la sua parte nel tempo che
abbiamo a disposizione. E’ facile viceversa non sentirsi mai abbastanza in
forma per continuare. Non è nemmeno utile cambiare soggetto: le difficoltà non
son nel soggetto, ma in noi. Rispunteranno daccapo. Una variante allo scoraggiamento
per calo di energia è la luce intermittente: vedo, non vedo. Esasperante! Io
soffro spesso di questo disturbo del senso critico. Sono lì, tutto contento di
costruire il capolavoro, quando all’improvviso lo perdo, lo sento pesante,
sciatto, vuoto, didascalico, noioso e brutto. Che devo fare? Com’è veramente
quest’opera che sta nascendo? In questo caso cerco un giudice esterno, cerco il
confronto. Passo in rassegna le mie opere passate, che ho giudicato buone ormai
da tempo, e le raffronto con il quadro in lavorazione. Allora posso avere due
reazioni opposte: nell’accostamento si
chiarisce cosa c’è che non va, mi faccio i complimenti per tutte le opere che
sono andate a segno in passato e mi rimetto con determinazione al cavalletto;
oppure non vedo differenze sostanziali e finisco con lo screditare anche il mio
lavoro precedente. A questo punto è saggio e prudente fermarsi, riprendere il
lavoro in un altro momento, magari mettendoci in mezzo una notte
di sonno e di sogni.
(1970)
martedì 27 marzo 2012
I fiori
I fiori
della primavera sono i sogni dell’inverno raccontati,
la
mattina, al tavolo degli angeli.
Khail Gibran
domenica 25 marzo 2012
Silenzio
Il silenzio in poesia non indica e non significa il punto più contenuto della parola,
ma il vertice di una condizione in cui l’ascolto risulta massimamente acuito.
“La parola sorse
da crateri di luce
e creò un mondo sradicato
dal proprio principio, fino
alla fine dei tempi irripetibile
Ma tu ascolta
solo la parola che scaturisce
dalle fenditure del tempo
e trapela dai circuiti del silenzio
nel medesimo fremito celando
carne e polvere”
(Tomaso Kemeny - Il silenzio, cit., pag. 79).
Tutta la storia
del pensiero valorizza il silenzio e la solitudine come fonti di ispirazione,
sorgenti di idee, strumenti di creatività, condizioni indispensabili per la
creazione artistica. Se l’incontro con gli altri è indispensabile, l’incontro
con se stessi è altrettanto necessario. Il tempo della solitudine è
un’occasione per riflettere sul modo di vivere le nostre relazioni umane e di
vegliare sulla loro qualità.
Colui che vive
l’inevitabile solitudine con serenità scopre nel medesimo tempo la sua capacità
di andare serenamente verso gli altri
tratto da un testo di Pier Paolo
Caserta
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