tutte le immagini dei quadri, delle sculture ed i testi tratti dai libri dell’artista sono © di Max Loy


..."Il raggio verde è una luce visibile per brevi secondi nelle chiare serate estive, subito dopo il tramonto del sole.

In metafora è qualcos’altro di più significante, una luce interiore che va cercata lì dove ha dimora: nel silenzio.



raccolta di immagini, testi e pensieri di Max Loy ...

e di quant'altro attinente alla sua arte

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Studio: via Abbi Pazienza 14 – C.A.P. 51100 Pistoia cell. 3389200157 mail - info@maxloy.com

In these paintings of mine there are two different elements: colour and shape, casualty and organization, intuition and recognition. Two different types of music combining melody and a countermelody evoking the marvel of a stereophonic listening.


ACCOMODATI, SEI IL BENVENUTO !

Introduzione alla Sua arte

Esposizione virtuale delle opere di Max Loy.

“E’ così: ogni azione e ancor più manifestamente quelle dettate dal sentimento, affondano le radici in una regione misteriosa dalla quale ogni gesto assume un significato trascendente che è caratteristico della figura dell’uomo: egli trascende se stesso, così le sue azioni sono allegorie, immanenza e trascendenza insieme.

Questo è un mistero grande, l’unico.”

data inizio blog: 8 ottobre 2009


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martedì 3 settembre 2013

Recensioni da repertorio: 2009 Le esposizioni virtuali

Max Loy, artista pistoiese, autodidatta, ha sempre dipinto guidato da una ricerca di libertà espressiva. Il suo percorso, in continua evoluzione, è iniziato con una ricerca mirata all’uso di colore e materia nella pittura figurativa.
I giochi di colore e di luce sono stati protagonisti anche della successiva ricerca nel campo della pittura informale e della pittura figurativa nata dallo studio di classici. 

Da quest’ultima è nato l’amore per una pittura figurativa nella quale l’attenzione al particolare dominava, cogliendo soprattutto la figura femminile in realtà e in atmosfere rese uniche dai toni caldi e sfumati del colore. Parallelamente a questo percorso di ricerca, Max Loy ha sperimentato il ritratto, la scultura e la realizzazione di opere di arredamento. 

Ha inoltre ricercato una dimensione espressiva anche nella scrittura, nel 1981 ha pubblicato il romanzo “Il viaggio”, creando un parallelo di contenuti tra la pittura e la scrittura. La continua ricerca in campo pittorico ha portato l’artista all’attuale dimensione che egli stesso definisce pittura trascendente.

Per Max Loy l’arte è armonia. Con la propria pittura vuole superare i limiti della realtà e, superando la forma, vuole creare armonia attraverso il puro colore concepito come “mezzo” per esprimere emozioni: il colore è luce, è magia, è la realtà attraverso la quale poter esprimere emozioni senza limiti. La pittura attuale di Max Loy è un’indagine dell’essenza della vita, un percorso teso alla scoperta della natura dell’uomo.
 
L’artista attualmente ha numerose mostre permanenti sia a Pistoia sia in varie altre città ed è presente su You tube. A Pistoia ha opere in mostre permanenti allestite all’hotel Villa Cappugi, Villa de’ fiori, Villa Paradiso (Pontepetri), Armando caffè, Artè, Soqquadro.
A Firenze le sue opere sono esposte alla galleria Spagnoli e il ristorante Rossini, in quest’ultimo le opere esposte sono di proprietà del ristorante. Le altre mostre sono allestite alla galleria Gherardi 30 a Senigallia, hotel Costa dei fiori a S. Margherita di Pula (esposizione solo estiva), ristorante Cavalieri a Casale Marittimo, Studio Conestabo a Trieste, galleria Le Muse a Reggio Calabria, hotel S. Martino a Ripabella, Studio C a Piacenza, Studio Kan a Parma.

 

Esposizioni virtuali possono essere visitate sul sito www.maxloy.com come su http://www.youtube.com/profile?user=maxloy1950&wiew=videos. Su Youtube sono proposti undici video che costituiscono nel loro insieme una presentazione dell’arte di Max Loy e dei contenuti di questa. Le undici sezioni presentano lo studio, un contatto con il pubblico, i ritratti, la scultura e l’arredamento, i percorsi di ricerca e infine il “Raggio verde” che riunisce sei sezioni dove l’artista spiega il percorso di analisi interiore che porta alla realizzazione della sua opera.

Ilaria Minghetti
Pistoia -ARCHIVIO il Tirreno

sabato 3 agosto 2013

Il porto natìo



Nel crepuscolo del supremo periplo dell’orgoglio e della menzogna, il porto natìo, il porto natìo ritrovato, si fa immenso, senza confini.
Il primo amore, la prima fede, la prima legge, l’innocenza dell’alba, tutto ciò che un soffio appassì, in tempo, d’un colpo, risplende oggi di una verginità inesauribile.

Ritorno dell’anima al porto dell’amore, ritorno senza fasto, senza illusione, senza bassezza, nella pacata ebbrezza vespertina.

L’anima ha traversato nuovi mondi; ha visto dimensioni ignorate spalancarsi nel proprio cielo, ed ecco ritrova nel vecchio porto, la sostanza delle sue remote conquiste, l’essenza purificata degli spazi oceanici.

Il vecchio porto, così angusto, incolore e caduco agli occhi dell’abitudine secolare, racchiude l’anima del cielo, del mare, delle isole. 

Il ritorno rende alla realtà tutti i raggi e le seduzioni che la chimera usurpava; arricchisce la verità di una verità nuova — oscura e magnetica come il sangue e come la notte — la verità della menzogna.

 GUSTAVE THIBON



La fragilità della pienezza


Diventare un frutto d’autunno.

Sentir nascere in sé l’anima succosa del frutto:
la stessa dolcezza, la stessa trasparenza dorata,
la stessa sete di cadere.

Distaccarsi, non per orgoglio o per stanchezza,
ma per eccesso di peso e di linfa.
Distaccarsi come un frutto d’autunno.

La fragilità della pienezza.

Una stilla di pietà,
un brivido d’amore fanno traboccare la coppa ebbra dell’autunno;
il minimo urto getta a terra il frutto
gonfio di aromi e di sole.

GUSTAVE THIBON  


domenica 21 luglio 2013

Mnemosyne* e la bellezza.


Il linguaggio dell’arte è essenzialmente omogeneo a quello dell’anima, alla sua tensione verso la forma .
Il corpo dell’arte occidentale è gravemente sofferente per la perdita del senso della bellezza, e quindi della funzione simbolica: uno stato di sofferenza non diverso da quello che troviamo nell’anima individuale. Entrambe, infatti, sono state sottomesse, dall’idealismo immanentista della coscienza “moderna”, al generale dominio del Padre Tempo, Crono, il padre che divora i propri figli e imprigiona nel tempo ogni opera che vi è nata; ed entrambe sono state allontanate dall’originario culto di Mnemosyne, madre delle Muse, la memoria che ha il compito di connettere i fenomeni del tempo alla loro fonte archetipica. Persa quella fonte, e perfino la memoria di essa, anche la bellezza ha perduto il suo vero valore, di simbolizzare tempo ed eterno attraverso il farsi visibile dell’invisibile nell’immagine. Ridotta da quell’immanentismo a un attributo accidentale delle cose, la bellezza ha lasciato anima ed arte smarrite nell’esilio di una terra ridotta a un’unica dimensione.

Bellezza si rivela, diceva a sua volta Plotino, a chi ha un cuore di amante: risveglia lo slancio ardente di Eros, ma soltanto in chi ad Eros si arrende. Ed Eros è nell’anima l’anelito all’eterno che prende forma nella visione di bellezza; e che è sostituito da un dèmone affine, Pothos, “nostalgia”, quando della visione di bellezza rimane soltanto il ricordo. Per questo, gli antichi affidarono a Mnemosyne – la memoria, madre delle Muse – le arti che consentono all’uomo di risvegliare, e insieme di placare, la nostalgia della bellezza, ricordando le molteplici forme in cui la bellezza si è rivelata all’anima. Mnemosyne ci conduce fuori del tempo cronico – il tempo di Crono che divora i suoi figli, che annienta ogni evento dell’essere – per approdare in un tempo senza tempo, in un luogo senza luogo, nel mondo immaginale dove tempo ed eterno s’intessono, in immagini che non sono del tempo e non appartengono all’eterno.

Liberamente tratto dalla Relazione letta al XV Congresso Internazionale di Psicologia Analitica, tenuto a Cambridge nell’agosto 2001.
 
*Mnemosyne è una figura della mitologia greca, la personificazione della memoria e la creatrice delle parole. Figlia di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra) è una delle Titanidi, e perciò sorella di Rea, Temi, Febe, Dione, Teti e Teia, e dei Titani, Crono, Ceo, Oceano, Iperione e Crio.

Mnemosine fu amata da Zeus, il quale le si presentò sotto forma di pastore. Giacquero insieme per nove notti sui monti della Pieria e dopo un anno, Mnemosine partorì nove figlie: le Muse, patrone delle arti.

venerdì 7 giugno 2013

Quadri come nuvole








Da bambini, si faceva spesso un gioco ...
si guardavano le nuvole e seguendo il loro percorso, si cercava di intravederne delle immagini ...
a volte era un volto, a volte un animale o un oggetto ...

era sorprendente vedere come le immagini potessero inaspettatamente apparire ...

ma quelle non erano solo delle nuvole?