tutte le immagini dei quadri, delle sculture ed i testi tratti dai libri dell’artista sono © di Max Loy


..."Il raggio verde è una luce visibile per brevi secondi nelle chiare serate estive, subito dopo il tramonto del sole.

In metafora è qualcos’altro di più significante, una luce interiore che va cercata lì dove ha dimora: nel silenzio.



raccolta di immagini, testi e pensieri di Max Loy ...

e di quant'altro attinente alla sua arte

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In these paintings of mine there are two different elements: colour and shape, casualty and organization, intuition and recognition. Two different types of music combining melody and a countermelody evoking the marvel of a stereophonic listening.


ACCOMODATI, SEI IL BENVENUTO !

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Introduzione alla Sua arte

Esposizione virtuale delle opere di Max Loy.

“E’ così: ogni azione e ancor più manifestamente quelle dettate dal sentimento, affondano le radici in una regione misteriosa dalla quale ogni gesto assume un significato trascendente che è caratteristico della figura dell’uomo: egli trascende se stesso, così le sue azioni sono allegorie, immanenza e trascendenza insieme.

Questo è un mistero grande, l’unico.”

data inizio blog: 8 ottobre 2009


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ESPRIMERE L'INESPRIMIBILE - Max Loy - Pensiero ed opere



Rassegna di 120 opere, con introduzione alla poetica dell'autore



Il linguaggio pittorico è sempre stato il mezzo privilegiato per comunicare contenuti complessi in modo subliminale. Io ne faccio uso con intento pedagogico e con responsabilità, consapevole di svolgere un’importante missione etica: sollevare gli sguardi da terra per portarli lontano, nel blu oltremare, sulla sottile linea dell’orizzonte che separa la terra dal cielo, la materia dallo spirito, l’effimero dall’eterno.
Lo faccio giocosamente, con stravaganze colorate che catturano l’occhio e arredano le pareti delle case, ma che sono il distillato di sofisticate alchimie e il punto d’arrivo di una lunga ricerca.

lunedì 27 ottobre 2014

LA COSCIENZA E LA PROFEZIA


Dal romanzo "IL VIAGGIO" seconda edizione, anno 1993

Quella notte qualcuno accusò: - Tu hai crocifisso! - Era la voce del demonio, che ora mi tentava con la disperazione di Giuda.
Ma un’altra voce ricordò: - Tutti hanno crocifisso - Era la voce dell’Amore, che aveva affogato nel suo sangue innocente questo delitto.
Quella notte rimasi sveglio per ore a pensare. La luce misteriosa della luna si rifletteva nello specchio, a lato del mio letto e rischiarava il cuscino e stilizzava in nero il mio profilo sul muro.
Era notte fonda. Inutile alzarsi.
Per andare dove? Quale ombra poteva nascondermi dallo sguardo dell’amore crocifisso? Quale luogo?
Era notte fonda, ed io ero condannato all’immobilità, a giacere desto e a contemplare nello specchio la distanza dalla luna, come distanza da un ideale.
Era il mio purgatorio.
L’indomani, sarebbero iniziati gli esami di maturità.
L’amore aveva reso la sua testimonianza e detto la sua definitiva parola e dimostrato la verità e attestato la sua fedeltà.Ora non era più possibile il dubbio.
ora era preclusa qualsiasi alternativa.
Oltre l’amore, ora, era evidente, c’era solo il vuoto, il non senso, la morte.
Oltre l’amore non esisteva verità, né giustificazione.
Per quanto mi fossi adoperato per cercare un alibi, la docilità e la mitezza dell’amore, avevano reso vano qualsiasi pretesto, anche il più inquietante e il più tragico di questi: che cioè io avrei ucciso l’amore per amore.
Perché non riuscivo a raggiungerlo, perché mi sfuggiva e non potevo trattenerlo tra le mie braccia, non potevo vivere della sua vita, non potevo imprigionare i suoi pensieri, penetrare il suo mistero, vivere dentro il suo cuore, respirare il suo respiro... essere una cosa sola.
Avevo ucciso, dunque, per pazza disperazione, poiché avevo sperato fino all’ultimo di poterla legare a me, ma più aggiungevo catene alle catene più la sentivo distante, più la rinchiudevo, più la sentivo persa ed infine avevo sperato di poterle rubare il cuore, cercandolo attraverso il suo sesso, dentro il suo corpo, con una lancia... e l’avevo uccisa... e per sempre l’avevo persa !
Così inutilmente e follemente mi ero macchiato del suo sangue con un orrendo e premeditato delitto !
E cosa potevo dire ora? Quale pietà invocare? Quale avvocato avrebbe difeso la mia causa, la causa di un delitto efferato, premeditato e senza movente?
Si, del tutto ingiustificato, perché lei mi amava fino a lasciarsi uccidere per amore, lei mi amava ed era sempre accanto a me e rallegrava i miei giorni e mai un attimo mi aveva dimenticato.
“Anche se una madre potesse dimenticarsi della sua creatura... io mai mi dimenticherò di te” , mi aveva giurato, ed io le credevo.
Dunque io cercavo quello che avevo già, e non ero inconsapevole, ma capivo che stavo tentando l’impossibile.
Io avevo concepito l’assurdo, l’impronunciabile essenza del peccato antico, volevo inventare un nuovo codice, volevo prosciugare il “moto di mare che separava le nostre rive...” e volevo contestare a Dio il furto della donna dal mio costato. Ma se avessi potuto fare questo, se Dio mi avesse assolto e lasciato libero di andarmene dalla sua mano che mi teneva stretto in un amore tenero, io sarei stato nuovamente solo, come l’Adamo antico, in un Eden vuoto e triste... e sarei stato incapace di amare, perché non avrei avuto chi amare. Senza la donna, “l’aiuto che mi era simile”, senza la misteriosa, sconosciuta compagna, nata dalla mia tristezza, nel sonno, “carne della mia carne e ossa delle mie ossa” , ma separata, persona, carattere, destino, senza la mia Eva, non avrei potuto mai conoscere l’amore, sarei vissuto eternamente confinato nell’inferno della solitudine.
Se era questo che avevo concepito, allora certamente ero pazzo. Avevo concepito ed inseguito l’assurdo, avevo cercato l’amore su una strada “deserta, strada sterrata, non percorsa, dimenticata...”
Ero impazzito: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!” 
Ciò nonostante non ero giustificato perché il risultato dei miei pensieri e delle mie azioni era stato sempre davanti ai miei occhi e l’amore sempre mi chiedeva ragione delle mie scelte.
In conclusione, io avevo peccato deliberatamente, con pieno consenso ed ingiustificatamente: questo era un peccato mortale.

...Ma “forte come la morte è l’amore...” 

Si... io non avevo ucciso l’Amore, perché l’Amore non può morire... io avevo ucciso me stesso ed ora ardevo avvolto dalla fiamma infernale del rimorso che mostrava, con evidenza sconcertante, il nodo dell’inganno sciolto: il peccato era gratuito perché gratuito era l’Amore, l’Amore era pienezza, il possesso era vuoto, l’Amore verità, l’odio menzogna, l’amore era vita, l’egoismo era morte.
Io avevo fatto cattivo uso della libertà ed ora ero legato, avevo fatto cattivo uso della ragione ed ero impazzito, avevo fatto cattivo uso della vita ed ero morto. 
Ed essendo morto, non potevo più fare nulla per me. Più nulla per farmi perdonare, più nulla per riscattarmi.
L’Amore mi aveva sempre avvertito: “Non ti è lecito!” ; “Non ne mangiare, altrimenti morrai!” ma ha rispettato la mia libertà, perché l’Amore è libertà e ha lasciato crescere insieme il grano e la zizzania fino alla mietitura...
E qual era il mio grano ?
Il mio grano era lei... 

...e lei mi venne restituita...

L’Amore predisse: "Quando sarò innalzato (sulla croce) attirerò tutti a me...” Si, ora io capivo fino in fondo la profezia.
Nessuno, nemmeno l’Amore poteva spingersi oltre quel segno:
“Non avrete altro segno...” 
Io ero pentito... ma non ancora salvato, rimesso in cammino, ma non ancora giunto.
Avevo imparato: nello specchio si rifletteva una realtà capovolta.
Chi mai c’era dietro quello specchio degli incantesimi?
Che fosse veramente il diavolo ?

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