tutte le immagini dei quadri, delle sculture ed i testi tratti dai libri dell’artista sono © di Max Loy


..."Il raggio verde è una luce visibile per brevi secondi nelle chiare serate estive, subito dopo il tramonto del sole.

In metafora è qualcos’altro di più significante, una luce interiore che va cercata lì dove ha dimora: nel silenzio.



raccolta di immagini, testi e pensieri di Max Loy ...

e di quant'altro attinente alla sua arte

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In these paintings of mine there are two different elements: colour and shape, casualty and organization, intuition and recognition. Two different types of music combining melody and a countermelody evoking the marvel of a stereophonic listening.


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Introduzione alla Sua arte

Esposizione virtuale delle opere di Max Loy.

“E’ così: ogni azione e ancor più manifestamente quelle dettate dal sentimento, affondano le radici in una regione misteriosa dalla quale ogni gesto assume un significato trascendente che è caratteristico della figura dell’uomo: egli trascende se stesso, così le sue azioni sono allegorie, immanenza e trascendenza insieme.

Questo è un mistero grande, l’unico.”

data inizio blog: 8 ottobre 2009


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ESPRIMERE L'INESPRIMIBILE - Max Loy - Pensiero ed opere



Rassegna di 120 opere, con introduzione alla poetica dell'autore



Il linguaggio pittorico è sempre stato il mezzo privilegiato per comunicare contenuti complessi in modo subliminale. Io ne faccio uso con intento pedagogico e con responsabilità, consapevole di svolgere un’importante missione etica: sollevare gli sguardi da terra per portarli lontano, nel blu oltremare, sulla sottile linea dell’orizzonte che separa la terra dal cielo, la materia dallo spirito, l’effimero dall’eterno.
Lo faccio giocosamente, con stravaganze colorate che catturano l’occhio e arredano le pareti delle case, ma che sono il distillato di sofisticate alchimie e il punto d’arrivo di una lunga ricerca.

mercoledì 29 maggio 2013

La relazione


La parola relazione deriva dal verbo latino religare che vuol dire legare insieme:
la relazione o re-l-azione è l'azione che porta a legare insieme cose e persone;
la capacità di creare dei legami.


L’uomo contemporaneo si è decisamente proiettato verso un’autonomia e una separatezza del tutto inospitali; ha posto nell’oblio più assoluto ogni relazione con l’altro che non sia funzionale alla specifica affermazione di sé. L’autoreferenzialità etica e la fuga da forme troppo impegnative di intimità affettiva, di appartenenza, sembrano costituire la sintesi estrema della sua condizione attuale.  
La relazione tra individuo e società, tra io e altro, sembra essere pervenuta a un vicolo cieco, che rischia di intaccare in modo irreversibile l’essenza dell’uomo e la sopravvivenza stessa del genere umano.  Affermata come non mai la propria individualità, asserita con vigore la propria differenza nei confronti della comunità, l’uomo di oggi avverte come “tragica” la distanza che lo separa dall’altro e che lo rende, a sua volta, irraggiungibile. Ormai annichilito dalla solitudine e dall’assenza di ogni significato condiviso, attraverso modalità spesso distorte e aberranti, egli continua tuttavia a esprimere ancora il suo insopprimibile bisogno di incontro con l’altro, manifesta la sua incontenibile “fame” di relazionalità. Nel suo travagliato “rivelarsi”, l’uomo è pervenuto oggi a uno snodo molto delicato della sua storia. Egli, infatti, è alla ricerca di un nuovo modo di relazionarsi in cui “appartenenza” e “differenza” possano finalmente coesistere insieme; attende lo svelarsi di un modello relazionale in grado di coniugare il suo vitale bisogno di appartenere (all’altro, alla comunità) e la sua legittima istanza di individuarsi, di differenziarsi. 


Emerge oggi con evidenza un modello antropologico che pone l’accento sulla dimensione relazionale dell’uomo. Non è l’individuo, ma l’essere con, l’incontro con l’altro, l’aspetto che viene posto in maggiore evidenza. In questa prospettiva, l’apertura all’altro e il “riconoscimento” di esso, individuati come aspetti centrali e salienti dell’esperienza intersoggettiva, divengono elementi originari e costitutivi per ogni uomo.
Ciascun sé, infatti, è “rivelato” a se stesso dall’altro e viceversa. La possibilità che il sé ha di definirsi, di emergere, di “individuarsi”, è legata inequivocabilmente alla concreta e reale presenza
dell’altro. L’incontro e il confronto con il mistero racchiuso in questa presenza permette al sé di aprirsi al mistero di se stesso e a quello della comune origine.  Tuttavia, ci sembra di poter affermare che, riscoperta e “riabilitata” l’alterità, sia necessario adesso una più adeguata e specifica attenzione alla dimensione della relazionalità in quanto tale.

La relazione intersoggettiva, infatti, appare con sempre maggiore evidenza come bisogno psicologico primario, nella quale si rintraccia il DNA delle relazioni umane, la chiave di lettura necessaria per comprendere, al contempo, lo sviluppo umano, la capacità di empatia e di altruismo, ma anche il disagio psichico, e il significato autentico dei rapporti sociali.
Lo spazio che intercorre tra la realtà dell’io e la realtà dell’altro costituisce, infatti, una realtà terza verso la quale occorre forse esprimere una riflessione ancora più attenta e approfondita.
Quali elementi qualitativi devono contraddistinguerla perché essa possa adeguatamente costituire l’interfaccia in grado di farci “raggiungere” l’altro e di “svelarci” a noi stessi?
Tra Sé e altro, tra individuo e società, si delinea una dimensione terza per lungo tempo trascurata: la relazione di reciprocità. Quest’ultima costituisce un paradigma relazionale, ben definito, con caratteristiche qualitative sue proprie, che lo differenziano e lo contraddistinguono da ogni altro tipo di relazione. 

Essa non è la relazione vista in funzione dell’individuo (dell’Io, dell’interno, dell’organismo, ecc.) o in funzione dell’altro (della società, dell’esterno, del sistema, ecc.), ma è la relazione in quanto tale, considerata come dimensione reale a sé stante, distinta dalle altre due, fra le quali si frappone come ineliminabile interfaccia. Essa è lo spazio in cui si producono le differenze ed è possibile la loro accoglienza; è il luogo in cui le due parti in causa possono, a vicenda, riconoscersi e prendersi cura, sperimentando l’altro come termine di riferimento coessenziale alla propria stessa esistenza e al proprio disvelarsi 
 Il riconoscimento reciproco è uno dei processi psicologici più importanti per l’elaborazione e lo sviluppo del Sé
Senza il riconoscimento reciproco non è possibile il linguaggio, la negoziazione dei significati, lo scambio di interpretazioni; non è, cioè, possibile produrre segni comunicabili, capaci di rendere riconoscibili le intenzioni sottese alle azioni. Le relazioni interpersonali più adeguate e funzionali al sano sviluppo dell’essere umano sono quelle che creano momenti di corrispondenza, che hanno cioè carattere di “reciprocità”. 

Il segno della maturità umana è la capacità di amare, di autotrascendersi verso un’altra persona, facendo ad essa dono di se stesso. Questa capacità si sviluppa meglio in una matrice relazionale di reciprocità. Dove due persone si autotrascendono a vicenda, si crea «uno spazio nuovo», nel quale l’uno fa essere l’altro, afferma massimamente se stesso quando afferma l’altro. La valenza psicologica di questo particolare tipo di relazione (che è appunto l’amore reciproco) si manifesta non solo nel fatto che, amando, “riconosco” l’altro, accolgo sino in fondo la sua “diversità”, mi apro alla “differenza” di cui egli è portatore, ma soprattutto nel fatto, inedito e straordinario, che amando l’altro, lo sperimento e lo scopro come colui che “mi fa essere”.

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